Ispanomania – IV

Claude Debussy (1862 - 1918): Ibéria (1910), seconda delle Images per orchestra. London Symphony Orchestra, dir. Claudio Abbado.

  1. Par les rues et par les chemins
  2. Les parfums de la nuit [6:59]
  3. Le matin d’un jour de fête [14:23]

Claude Debussy, c1908

24 pensieri su “Ispanomania – IV

  1. prima di tutto voglio ringraziarti per questa composizione che conoscevo , ma che non sentivo da tempo, e che trovo davvero speciale. ci avverto una connessione alla musica tradizionale spagnola e anche al mondo “Spagna” in generale, specialmente nel “Les parfums de la nuit” e poi quel violino solo nel terzo movimento sembra quasi una improvvisazione!! che bello ! forse una festa gitana? beh che dirti una scelta preziosa per conoscere un autore a mio avviso non facile, ma che riserva spesso sorprese! Quando dicevi che sicuaramente conoscevo autori non spagnoli che “cantavano” la Spagna avevi ragione eccome, pensa che quel violino solo mi ricordava Rimskij-Korsakov nel Capriccio espagnol è possibile o sto vaneggiando? grazie grazie un mattino speciale!

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  2. posso chiederti una cosa? stavo discutendo per mail con un amico che vive ora negli US su Debussy e io dicevo che in Debussy(nel Cakewalk di children’s corner), si sentono infleunze del jazz (che io molto amo) e forse anche in aqualche preludio e lui mi dice che io sono un po’ maniacale su Debussy!! ma è vero ?

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    • La cosa è un po’ complessa da spiegare. Innanzitutto va ricordato che Debussy, come molti altri musicisti europei del primo ‘900, era molto incuriosito dalle tradizioni musicali di altri continenti, che cominciavano a essere conosciute grazie al fonografo e soprattutto alle varie esposizioni internazionali – è noto che Debussy rimase affascinato dal gamelan balinese che aveva avuto modo di ascoltare appunto all’Expo di Parigi nel 1889. Anche la musica degli afroamericani era giunta in Europa: non era ancora il jazz, erano il ragtime (reso celebre da Scott Joplin) e le canzoni e le danze dei minstrel shows, spettacoli che avevano avuto grande fortuna negli USA a partire dagli anni 1830: vi si prendevano in giro i neri, rappresentati in modo stereotipato e quasi sempre offensivo, imitandone il comportamento e, appunto, i canti e le danze. Dapprima vi recitavano solo attori bianchi con il volto dipinto di nero, dopo la guerra civile cominciarono a prendervi parte anche attori afroamericani. Un tipico minstrel song è I wish I was in Dixie’s Land, che durante la guerra divenne una sorta di inno ufficioso del Sud ma che era cantato anche dalle truppe del Nord. Fra le danze proposte nei minstrel shows v’è il cake-walk, ed è questo a ispirare Debussy. Nel Golliwogg’s Cake-walk, sesto e ultimo brano della suite Children’s Corner, ci sono le sincopi tipiche del ragtime, mentre la scrittura pianistica a tratti tende a imitare il suono del banjo e di strumenti a percussione. Poi, a un certo punto, Debussy inserisce una citazione del Tristano di Wagner, con intento chiaramente satirico. Poco tempo dopo il Children’s Corner Debussy compose un altro cake-walk, intitolato The Little Nigar, su richiesta dell’autore di un metodo per pianoforte, Théodore Lack; Debussy riutilizzò, nel balletto per bambini La boîte à joujoux, il tema di The Little Nigar, che qui però caratterizza musicalmente un soldatino inglese.
      Ecco, ho scritto tutto in modo un po’ affrettato e grossolano, ma in sostanza la storia è questa 🙂

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