Il mio duol, che tutti gli altri avanza

Luca Marenzio (1553 o 1554 - 1599): Il vago e bello Armillo, madrigale a 5 voci (dal Nono Libro de madrigali a cinque voci, 1599, n. 7) su testo di Angelo Grillo. La Venexiana, dir. Claudio Cavina.

Il vago e bello Armillo
Pagava il dritto al mare
Con sue lagrime amare,
Mentre in cima d’un scoglio
Lagrimando sfogava il suo cordoglio.

E dicea: O beate
Onde, che specchio sete
A tanta alma beltade,
I miei sospir benigne raccogliete,
Serbando del mio viso ogni hora in voi
L’imagine dogliosa,
Né la confonda il vostro moto poi,
Acciò quando à mirar quella ritrosa
Empia, verrà la sua gentil sembianza,
Veda il mio duol, che tutti gli altri avanza.

Angelo Grillo (1557 - 1629), benedettino, appartenente alla nobile famiglia genovese degli Spinola, pubblicò le proprie poesie sotto lo pseudonimo di Livio Celiano. Amico e confessore di Torquato Tasso, fu in rapporti epistolari con Claudio Monteverdi.


32 pensieri su “Il mio duol, che tutti gli altri avanza

        • Be’, succede a tutti: non siamo macchine. L’altro giorno nel post con il brano dedicato al faro avevo scritto “Cornofaglia”, e me ne sono accorto parecchio tempo dopo la pubblicazione 🙂

        • E tuttavia il caso più buffo mi è capitato con un errore non visto su bozze a stampa. Sono passati giusto vent’anni. Avevo scritto un libro su Chopin per Einaudi, e nella parte relativa alle Variazioni su Là ci darem la mano, opera giovanile che rese famoso il musicista polacco, avevo infilato una citazione della celebre recensione che Schumann dedicò a quella composizione, citazione che s’inizia con le parole «Giù il cappello, signori: un genio!». Ebbene, né io né i correttori dell’Einaudi ci eravamo accorti che invece di “cappello” c’era scritto “capello” 😀
          Lo scoprii solo rileggendo il testo già impaginato: per un pelo!

        • 🙂 No no, non sono un tifoso e il calcio mi è abbastanza indifferente. Capello so chi è e ricordo bene che fu l’autore del goal con cui la nazionale italiana batté per la prima volta gli inglesi a casa loro, quindi non posso volergli male 😀
          Quel refuso era dovuto alla durezza della tastiera del notebook con cui avevo scritto il testo: capitava spesso, con le lettere doppie.

        • Io mi ritrovo spesso con lettere invertite per la mania di digitare in maniera compulsivamente veloce. 😀

          … però mai sottovalutare il subconscio! (avevi qualche conoscente con quel nome?) 😉

        • No, solo una compagna delle elementari, ormai del tutto dimenticata. E poi mi viene in mente la triste vicenda di Bianca Cappello, che comunque non mi ispira sentimenti negativi. Per dir la verità, in fondo non odio nessuno 🙂

        • 🙂
          Invece il refuso più curioso che mi sia capitato sott’occhio risale agli anni della Utet. Leggendo la bozza (compito che fra parentesi non mi spettava: la scoperta avvenne per caso) di un testo che riguardava l’ultima opera teatrale scritta d Pietro Simone Agostini, un compositore di metà ‘600, scoprii che il titolo del lavoro era stato scritto in modo saporitamente errato: Il ratto delle salsine 😀
          Vero è che il titolo era stato aggiunto a mano su una bozza precedente da un collega, e che questi scriveva le “b” in modo tale che effettivamente potevano essere scambiate per “ls”, tuttavia l’episodio del ratto delle sabine è talmente famoso che tutti in Redazione pensammo che si trattasse non di un errore vero e proprio, bensì di uno scherzo del tipografo.

        • Non è invece un refuso un altro titolo bellissimo, sempre rinvenuto quando ero redattore, ma del quale non posso portare alcuna prova a supporto perché non ho più a disposizione il libro in cui l’avevo trovato, e il web non ne reca traccia. Si tratta del titolo di un’opera buffa settecentesca, probabilmente perduta, menzionato nel volume del repertorio del Dizionario dello spettacolo.
          Il titolo è La supposta capricciosa 😀
          Si riferiva – suppongo – non a una forma farmaceutica che non voleva saperne di fare il proprio dovere, ma a una signora o signorina che altri ritenevano a torto incostante e/o viziata.
          🙂

        • Comincerei con un volume stampato a Torino a fine Ottocento, sul cui frontespizio si legge questa avvertenza:
          «Si garantisce che il presente volume è totalmente scevro di errori di stumpa.»
          🙂

        • Era in possesso di una copia di quel libro il titolare di una piccola Casa editrice che avevo conosciuto tanti anni fa: a un certo punto decise di lasciare l’attività e di recarsi in Africa per dare una mano a Emergency e altre ong; da allora non ho più saputo nulla né di lui né di quel libro.

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