Čajkovskij 180 – Inno cherubico

P. I. Čajkovskij: Херувимская песнь (Inno cherubico), n. 6 della Divina liturgia di san Giovanni Crisostomo per coro a cappella op. 41 (1878). Coro da camera del Ministero della cultura dell’URSS.

Иже херувимы тайно образующе и Животворящей Троице Трисвятую песнь припевающе, всякое ныне житейское отложим попечение.
Яко да Царя всех подымем, ангельскими невидимо дориносима чинми. Аллилуиа, аллилуиа, аллилуиа.

(Che noi, a immagine mistica dei cherubini, levando alla Trinità fonte di vita un inno tre volte santo, abbandoniamo ora ogni cura mondana.
Sì che noi possiamo ricevere il Signore del tutto, invisibilmente innalzato dalle angeliche schiere. Alleluia, alleluia, alleluia.)


Čajkovskij 180 – Nur wer die Sehnsucht kennt

P. I. Čajkovskij: Нет, только тот, кто знал / Nur wer die Sehnsucht kennt, romanza per voce e pianoforte op. 6 n. 6 (1869) su testo di Wolfgang von Goethe (da Wilhelm Meisters Lehrjahre II, 1795), traduzione russa di Lev Aleksandrovič Mej. Galina Višnevskaja, soprano; Mstislav Rostropovič, pianoforte.

Čajkovskij, c1865

Čajkovskij, c1865

Se le composizioni pianistiche di Čajkovskij sono poco note in Occidente, le liriche da camera non lo sono pressoché per nulla, con l’unica ecce­zione, forse, di questa romanza scritta all’età di 29 anni sui celebri versi di Goethe: la malinconica melodia viene spesso proposta in trascrizioni per organici strumentali vari.
Ecco il testo originale di Goethe, seguito dalla traduzione di Mej (la musica di Čajkovskij si adatta a entrambi):

Nur wer die Sehnsucht kennt
Weiß, was ich leide!
Allein und abgetrennt
Von aller Freude,
Seh ich ans Firmament
Nach jener Seite.

Ach! der mich liebt und kennt,
Ist in der Weite.
Es schwindelt mir, es brennt
Mein Eingeweide.
Nur wer die Sehnsucht kennt
Weiß, was ich leide!


Нет, только тот, кто знал
свиданья, жажду,
поймёт, как я страдал
и как я стражду.
Гляжу я вдаль…
нет сил, тускнеет око…

Ах, кто меня любил
и знал – далеко!
Ах, только тот, кто знал
свиданья жажду,
поймёт, как я страдал
и как я стражду.
Вся грудь горит…


op. 6 n. 6

Čajkovskij 180 – Scherzo-fantaisie

P. I. Čajkovskij: Scherzo-fantaisie in mi bemolle minore per pianoforte op. 72 n. 10 (1892-93). Viktorija Postnikova.

Čajkovskij nel 1893

L’opera pianistica di Čajkovskij, molto nota in Russia, dove è considerata di altissimo livello qualitativo, è quasi del tutto sconosciuta in Occidente, forse a causa dei giudizi non positivi espressi in passato da autorevoli storici della musica. In effetti ho avuto modo di leggere che le composizioni ciajkovskiane per pianoforte solo non presenterebbero particolari motivi di interesse in quanto non si discosterebbero molto dalla Salonmusik che andava di moda nel secondo Ottocento: si tratterebbe cioè di brani d’occasione, senza pretese, adatti essen­zial­mente a essere eseguiti dalle fanciulle di buona famiglia borghese per allietare le riunioni conviviali con parenti e amici. Bene, credo che nulla sia lontano da quel genere di musica più di questo Scherzo-fantaisie, che Čajkovskij scrisse circa un anno prima della morte. È un brano nervoso, a tratti aspro, solo apparentemente disteso nella sezione centrale, nella quale è citata – ma resa quasi irriconoscibile – una canzone tradizionale ucraina intitolata La gru (Журавель, Žuravel’), sulla quale Čajkovskij vent’anni prima aveva costruito il movmento finale della Seconda Sinfonia.

Nel 1892 Čajkovskij aveva lavorato fra l’altro a una sinfonia che poi aveva deciso di non portare a termine, ritenendola priva di valore e di significato. Questa sinfonia è stata poi ricostruita dal compositore e musicologo sovietico Semën Bogatyrëv (1890 - 1960) e oggi è nota come Settima Sinfonia in mi bemolle maggiore. Bogatyrëv si avvalse di numerosi abbozzi lasciati da Čajkovskij e da parti dell’opera incompiuta rifuse in altre composizioni; mancava però del tutto il III movimento, sicché Bogatyrëv si risolse a utilizzare in sua vece lo Scherzo-fantaisie, che orchestrò appositamente. L’ascoltiamo interpretato dall’Orchestra di Filadelfia diretta da Eugene Ormandy:


Čajkovskij 180 – Variazioni sopra un tema rococò

P. I. Čajkovskij: Variazoni sopra un tema rococò per violoncello e orchestra op. 33 (1877). Julian Lloyd Webber, violoncello; London Symphony Orchestra, dir. Maksim Šostakovič.

  • (Introduzione:) Moderato assai quasi Andante
  • Thema: Moderato simplice [0:52]
  • Variazione I: Tempo della Thema [1:52]
  • Variazione II: Tempo della Thema [2:43]
  • Variazione III: Andante [5:47]
  • Variazione IV: Allegro vivo [8:40]
  • Variazione V: Andante grazioso [9:57]
  • Variazione VI: Andante [11:50]
  • Variazione VII: Andante sostenuto [13:48]
  • Variazione VIII e Coda: Allegro moderato con anima [17:41]

Un’altra composizione che testimonia la passione di Čajkovskij per la musica del XVIII secolo. Il tema non è però tratto dal repertorio settecentesco, si tratta di una creazione originale del musicista russo.
Mentre componeva le Variazioni, Čajkovskij si avvalse dei consigli e dei suggerimenti di Wilhelm Fitzenhagen (1848 - 1890), violoncellista e insegnante tedesco che per molti anni fu attivo a Mosca, e per ringraziarlo gli dedicò l’opus 33. Fitzenhagen rimaneggiò poi la partitura, sopprimendo una variazione e cambiando l’ordine di alcune altre, con il benestare di Čajkovskij. La composizione è stata eseguita e incisa perlopiù nella versione di Fitzenhagen; in tempi recenti è stata riportata alla luce la versione originale, che è quella interpretata qui da Julian Lloyd Webber.


Čajkovskij 180 – Danse baroque

Čajkovskij nel 1884

Čajkovskij nel 1884

Le composizioni che hanno dato maggior no­to­rietà a Čajkovskij sono alcune grandi pagi­ne orchestrali: le ultime tre Sinfonie, il Primo Concerto per pianoforte e orchestra, quello per violino, le suites antologiche di brani tratti dai tre famosi balletti, Il lago dei cigni, La bella addor­mentata e Lo schaccianoci, l’ouverture 1812, i poemi sinfonici Romeo e Giulietta e Francesca da Rimini. Meno celebri sono le quattro Suites sinfoniche: l’ultima è detta Mozartiana in quanto consiste nella rielaborazione di alcune composizioni di Mozart, autore amatissimo da Čajkovskij; anche la prima testimonia un certo languore nostalgico per il Settecento musicale, ma in generale le prime tre Suites rivelano anche il desiderio di liberarsi dalle pastoie delle strutture formali tradizionali e la ricerca di effetti timbrici particolari – Čajkovskij va indub­bia­mente annoverato fra i grandi mae­stri del­l’or­chestrazione.


P. I. Čajkovskij: Danse baroque, V e ultimo movimento della Seconda Suite in do maggiore per orchestra op. 53 (1884). Radio-Sinfonieorchester Stuttgart, dir. sir Neville Marriner.

Ecco un’altra di quelle composizioni, come l’Humoresque op. 10 n. 2, destinate a sorprendere chi pensa che Čajkovskij fosse capace di creare solo melodie accattivanti. L’aggettivo baroque va inteso nell’accezione di «grottesco»: ne è prova il sottotitolo «nello stile di Dargomyžskij», che fa riferimento a uno dei maggiori compositori russi dell’Ottocento, Aleksandr Sergeevič Dargo­myž­skij (1813 - 1869), autore di opere originali e ricche di innovazioni linguistiche.
La Danse baroque è un brano trascinante e ricco di colori, nel quale il tema principale non viene pressoché mai modificato, mentre cambia continuamente tutto ciò che gli ruota vorticosamente intorno. Dopo un canone strettissimo a due voci fra strumenti di registro acuto e strumenti di registro grave [ha inizio a 2:26], il tema principale si ripresenta a doppia velocità nella coda conclusiva [2:57], e poi rallentato nella perorazione che chiude il brano.


Čajkovskij 180 – Andante cantabile

Cajkovskij

Pëtr Il’ič Čajkovskij
7 maggio 1840 – 6 novembre 1893

Oggi, per ricordare Čajkovskij nel 180° anniversario della nascita, passeremo in rassegna varie sue composizioni, celebri e no. Buon ascolto.



P. I. Čajkovskij: Andante cantabile, II movimento del Primo Quartetto in re maggiore per archi op. 11 (1871): versione originale (Quartetto Borodin) e trascrizione per orchestra d’archi (New York Philharmonic Orchestra, dir. Leonard Bernstein).
L’Andante cantabile dell’op. 11 può vantare un’insolita particolarità: era molto apprezzato da Tolstoj il quale, ascoltandolo, si commuoveva fino alle lacrime.