Vivaldi ri-composto

Le Quattro stagioni di Vivaldi ri-composte da Max Richter. Daniel Hope, violino solista; Ensemble LPR, dir. Tito Muñoz; con la partecipazione dell’autore.
Nato in Germania ma formatosi in Gran Bretagna, ove risiede, e in Italia, Max Richter si è conquistata una certa popolarità con la sua musica post-minimale (On the Nature of Daylight, November); fra l’altro, ha composto la colonna sonora dello sceneggiato L’amica geniale.

(Un video che dura più di un’ora e mezza? Sì, lo so: è insolito, da queste parti. Ma che cosa sono 90 minuti in una giornata che dovremo trascorrere interamente o quasi fra le mura domestiche? E poi, quelli cui non piace questa musica lo chiuderanno pressoché subito.)


Max Richter

28 pensieri su “Vivaldi ri-composto

          • Sono arrivato poco oltre la metà: è molto diversa dalla versione che sono abiutato ad ascoltare, ma devo ammettere che ha un suo fascino, anche se l’originale mi piace molto di più. 🙂

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          • Bene, in effetti non si tratta semplicemente di una versione differente, ma di una composizione a sé che si fonda su elementi tratti da un’altra composizione. Questo tipo di rielaborazione non è raro in musica, e soprattutto non è affatto nuovo: basta pensare alle opere della cosiddetta Scuola parigina di Notre-Dame (secolo XII), che si fondano su canti gregoriani oppure su melodie del repertorio trobadorico o anche di quello goliardico (Carmina Burana); oppure alle composizioni liturgiche (messe e mottetti) del Quattro-Cinquecento, basate su principi analoghi.
            Da sempre i musicisti si cimentano nella rielaborazione di opere di altri autori, quasi sempre allo scopo di rendere loro omaggio. Non ci sono e non possono esserci casi di plagio nell’ambito della musica “colta”: le beghe legali sono peculiari del mondo pop/rock e affini ☺

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          • Vedo di spiegarmi meglio.
            Allora, metti il caso di un bravo e stimato musicista (per esempio: Giovanni Paisiello) il quale un giorno compone un’aria particolarmente bella e talmente affascinante che tutti ne rimangono incantati (per esempio: “Nel cor più non mi sento”, inserita nell’opera L’amor contrastato, ossia La molinarella). Orbene, fra i numerosi ammiratori del nostro musicista, alcuni sono suoi colleghi, e sono così colpiti dalle qualità dell’aria beneamata che ne traggono ispirazione e ciascuno ci scrive su una serie di variazioni: avremo così un tot di composizioni nuove, tutte diverse fra loro perché ciascuna è caratterizzata dallo stile e dall’estro del suo autore, e diverse anche dall’aria ispiratrice, che in qualche caso sembra riecheggiare solo alla lontana.
            Se vuoi avere un’idea precisa di che cosa intendo, clicca qui:
            https://clamarcap.com/2015/08/30/nel-cor-piu-non-mi-sento/

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          • Sì, beh, era quello che intendevo, ma spiegarlo con termini forse non propriamente tecnici ne rende difficile la comprensione per chi è del settore 😉

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          • Ci sono cover che sono piuttosto diverse dall’originale: non è il tuo genere, ma credo che noterai parecchie differenze tra le due interpretazioni 😉

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          • Rientra sempre nel novero delle reinterpretazioni: il brano è chiaramente lo stesso, nella sostanza non è cambiato nulla, nemmeno l’armonia. Non sono due composizioni diverse sullo stesso tema, è la stessa composizione in due varianti stilistiche.
            Il mio insegnante di composizione, Ruggero Maghini, diceva sempre: se vuoi capire quale sia la vera essenza e la consistenza di una composizione, toglile tutti gli orpelli e suonala o immagina che sia suonata su uno strumento “povero”, che magari detesti, tipo la fisarmonica o l’armonio (per te potrebbe essere il clavicembalo 😉 ). Trattate in questo modo, le due versioni di Chop Suey suonerebbero pressoché identiche, salvo qualche sfumatura nel ritmo e nell’andamento.

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