Gatti da tastiera



Domenico Scarlatti (1685 - 1757): Sonata in sol minore K 30, detta Fuga del gatto (pubblicata in Essercizi per Gravicembalo, 1738, n. 30). Veronika Kuzmina Raibaut, pianoforte.


K 30

40 pensieri su “Gatti da tastiera

  1. Solo una persona estremamente intelligente e spiritosa poteva rispondere così… Devi ammettere che tra il secondo gatto e il brano notturno non c’è molta differenza… L’ultimo è molto bello. Mi sono innamorata del primo gattino…

  2. Sei fantastico!
    I primi due video li conoscevo e il secondo dei due conferma la teoria di Raffa e mia…
    In quanto alla sonata di Scarlatti… stupenda!
    Ora me la risento…

      • Ho avuto anche io gatte longeve. La più vecchia, quando ero bambina, aveva compiuto i ventun anni ed era molto “selvatica”. I nostri sono sempre stati gatti non da appartamento, condividevano i nostri spazi a loro piacimento ma erano spesso fuori nel giardino e scorrazzavano sugli alberi.
        Il mio avatar (ne ho fatto anche un quadro a olio) ritrae l’ultima gatta che ho avuto e che “credeva” fossi sua madre.

        • Lo stesso è capitato a me, quando ero bambino e vivevamo in campagna (mio padre era un medico condotto, mi pare di averlo già scritto), e poi più tardi quando iniziai a lavorare all’enciclopedia Utet della musica: la redazione era sita nello studio del prof. Basso, che all’epoca viveva in una bella villa sulla collina torinese, a Pecetto (luogo famoso per le ciliegie); Basso aveva un cane, ma la sua abitazione era aperta a tutti i gatti della zona, che se volevano potevano pernottare in casa e comunque vi trovavano sempre cibo in abbondanza

        • Bene. Innanzitutto, il nome Fuga del gatto è dovuto al fatto che il tema musicale elaborato in questa composizione è alquanto insolito, diciamo così, tanto che qualcuno si inventò la fola secondo cui sarebbe stato ispirato a Scarlatti dai tasti toccati a caso dal suo gatto preferito.

          La fuga ha questa caratteristica fondamentale: è una composizione a due o più “voci” (convenzionalmente si chiamano così anche se sono parti strumentali) che si scambiano in continuazione un tema musicale, come se fosse una specie di inseguimento, o una partita di caccia. In questa sonata di Scarlatti, i cacciatori – i gatti – sono appunto quattro.

          Il tema qui è costituito in tutto da 19 note: all’inizio del videoclip di cui sopra, nel pieno rispetto delle consuetudini della fuga, viene “afferrato” l’uno dopo l’altro dai quattro gattacci di cui sopra, che a turno si incarnano nella mano sinistra della pianista: il primo entra in scena subito, al minuto 0:00, il secondo a 0:07, il terzo a 0:16 e il quarto a 0:23. Come avrai certamente notato, mentre il primo gatto miagola il tema in perfetta solitudine, ciascuno degli altri gatti è di volta in volta accompagnato dagli gnaulii di quelli che sono arrivati prima di lui.

          Questa, in sostanza, è la struttura della prima parte di una fuga (incidentalmente osserviamo che questa prima parte prende il nome di esposizione, ma shh, facciamo finta di non saperlo.)

          Ho reso l’idea?

        • Riascoltato il brano, in effetti si percepisce quello che hai sapientamente spiegato. E tra una cosa e l’altra mi hai anche spiegato cos’è una fuga in maniera comprensibile persino per me! 😀

        • Per dire la verità, tutto quello che ho spiegato finora è solo il 20% di come è fatta l’esposizione di una fuga. Tutto il resto è molto più complicato e richiede diverse nozioni-base in più 🙂

        • Può darsi, però la strada è lunga. La fuga è la più complessa delle forme musicali concepite dalla mente umana, per comprendere com’è fatta non è possibile prescindere dalla nozione di canone, che richiede la conoscenza dei principi basilari del contrappunto doppio, che non si possono apprendere se non si ha ben chiara la nozione (tecnica e storica) di consonanza e dissonanza, la quale sembrerà astrusa a chi ignora il concetto di intervallo. Non mi pare poco…

        • Beh, da qui alla pensione purtroppo di tempo ne manca, quindi, un passetto alla volta… poi sulla pratica la vedo dura, ma spero si possa bypassare. 😀

          Potresti scrivere un racconto sulla storia della fuga e del gatto a nove code. No, vabbeh, mi sa che si sta facendo confusione! 😀

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