Gottschalk, il re dei pianisti – I

Oggi ricordiamo Louis Moreau Gottschalk nel 150° anniversario della prematura scomparsa (18 dicembre 1869).
Era nato nel 1829 a New Orleans, figlio di un londinese di ascendenza tedesca e di una creola originaria di Haiti. Talento precoce, nel 1842 fu condotto dal padre in Europa affinché si perfezionasse. Nel 1845 esordì quale concertista a Parigi, eseguendo il Primo Concerto di Chopin: il maestro polacco, entusiasta, gli disse che sarebbe diventato «il re dei pianisti».
Sempre nel 1845 Gottschalk portò a termine una delle sue prime importanti composizioni per pianoforte, Bamboula op. 2, che potete ascoltare nell’interpretazione di Alan Feinberg:

Pubblicato nel 1849 con il sottotitolo Danse des nègres, questo brano prende spunto da due melodie creole, Musieu Bainjo e Quan’ patate la cuite, che il giovane Gottschalk aveva ascoltato nella città natia. Il termine bamboula designa una tipica danza mulatta e il tamburo che usualmente l’accompagna.

L’interesse per la musica tradizionale degli afroamericani è dunque un elemento fondamentale nella poetica di Gottschalk. Il quale, peraltro, seguendo la moda e i gusti dell’epoca compose anche numerosi brani di carattere salottiero e ballabili come questo turbinoso Tournament Galop (1854), qui eseguito da Ivan Davis:


La produzione di Gottschalk comprende anche diverse composizioni romantico-sentimentali: The Dying Poet, «méditation» op. 110 (1863-64) ne è un esempio significativo (l’interprete è Eugene List):


Ma non v’è dubbio che la parte più interessante del catalogo delle opere di Gottschalk è quella costituita dalle composizioni ispirate dalle melodie e dai ritmi travolgenti della musica tradizionale nera e latinoamericana. Souvenir de Porto Rico, «marche des gibaros» op. 31 (1857) – una serie di variazioni sopra un tema quasi elementare, all’inizio così sommesso e cupo da non lasciar presagire nulla del virtuosismo estremo che caratterizza la sezione centrale – va considerato fra gli esiti più interessanti. Questa è l’interpretazione di Ivan Davis:

Da rilevare le sincopi nell’accompagnamento: nel ragtime, che si affermerà circa trent’anni dopo la morte di Gottschalk, solo la melodia è sincopata, mentre l’accompagnamento (mano sinistra) è sempre regolare.

[continua]


42 pensieri su “Gottschalk, il re dei pianisti – I

  1. ho ancora nelle cuffie l’ultimo, premesso che sono tutte ottime esecuzioni, personalmente preferisco Tournament Galop e The dying poet. Interessante anche se poco conosciuto Gottschalk

    • Una storia strana, la sua. Dopo la morte è stato rapidamente dimenticato. Dal ritrovamento di alcune sue partiture a metà ‘900 è scaturito un certo interesse, soprattutto negli USA, che ha prodotto un certo numero di incisioni discografiche. Poi, recentemente, qualcuno si è reso conto che non è ancora stata avviata un’edizione critica del suo lascito, e adesso l’impresa è stata avviata.
      Al di là del virtuosismo, talvolta davvero estremo, che la sua interpretazione richiede, l’aspetto più interessante della sua musica è proprio nell’adozione di melodie e ritmi afroamericani e latinos, per cui oggi la sua produzione sembra anticipare quelli che saranno gli sviluppi della musica sul volgere del secolo, jazz compreso.
      Insomma, va detto che quando gli americani decidono di precorrere i tempi non si accontentano di essere in anticipo solo di qualche anno…

      • effettivamente è innovativo per l’epoca, strano che solo dopo mezzo secolo si siano accorti del suo estro proiettato nel futuro musicale. Ha dato un bell’avvio alle sonorità di ritmo jazz

        • Probabilmente i suoi contemporanei apprezzavano molto i brani del filone romantico-sentimentale, ma non potevano avere la capacità di apprezzare veramente quelli ispirati dal folklore. Per noi oggi è diverso, abbiamo una certa consuetudine con la musica afro-latino-americana e quindi Gottschalk ci suona meno ostico. Bisogna cercare di mettersi nei panni del pubblico di 150 anni fa 🙂

        • vero, verissimo. del resto a volte fatichiamo a capire certa arte che ci appare dubbia, magari tra cinquant’anni per i posteri sarà geniale 🙂

        • buona serata, ma Puck non si innervosisce alla pioggia? quando avevo il cane tanti anni fa, non amava molto uscire sotto la pioggia (era uno Scotch collie ed effettivamente si inzuppava il pelo)

  2. ascoltati tutti i brani e devo dire che mi piace l’ho messo in “lista” pechè lo voglio ascoltare ancora con calma, direi nella mia ignoranza che è molto innovativo davvero, scopro sempre qualcosa!

Scrivi un commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.