Il modo giusto

Johann Pachelbel (1653 - 1706): Canone e Giga [al minuto 2:57] in re maggiore per 3 violini e basso continuo (1694). Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.
La composizione più tartassata dell’intera storia musicale: eseguita il più delle volte con lentezza abnorme; orbata della seconda parte, la Giga, come se questa non fosse una sua componente fondamentale; per tacer di quelli che ne eseguono il solo antecedente, ossia la parte del I violino, sopra un canapè di accordacci banali, come se ignorassero il significato del termine “canone” – e probabilmente l’ignorano davvero.
Insomma, un gioiello del repertorio musicale barocco ridotto a insipida sciacquetta romantico-sentimentale.
Fortuna che ci sono Jordi Savall e il suo ensemble a ricordarci come Pachelbel l’aveva concepito.


Canon

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30 pensieri su “Il modo giusto

  1. concordo per il taglio della giga… penso sempre a queste cose quando trovo una segreteria telefonica (per le prenotazioni in ospedale, per esempio) quando ti tocca ascoltare per venti minuti (se va bene) sempre quelle tre battute di Vivaldi o di Mozart. Sono composizioni che durano parecchio tempo, è una sofferenza non ascoltare quello che segue – ma vaglielo a dire.
    (idem con la Quinta di Beethoven, nelle suonerie del telefonino, o con il monologo di Amleto, che però per fortuna nelle segreterie telefoniche non c’è)

    • Un pensiero analogo che mi frulla spesso per la testa è che nessuno di loro (Pachelbel, Vivaldi, Mozart, Beethoven, Shakespeare…) poteva immaginare che il frutto del loro ingegno sarebbe un giorno diventato un’icona pop.

  2. Poiché sono una donna molto curiosa, qual è il significato del termine canone? Grazie per il bell’ascolto che mi hai donato con questo canone che già conoscevo (almeno questo!).
    A presto, Lila

    • In ambito musicale il canone è, nella sua forma più semplice, una composizione polifonica costituita da un’unica idea melodica che viene enunciata da due o più “voci” (per convenzione si usa questo termine anche se si tratta di parti strumentali) diverse, le quali non attaccano simultaneamente ma in successione:

      Si tratta dunque di una forma di contrappunto “a imitazione” (imitazione è detta appunto la ripetizione di una frase melodica eseguita da una voce diversa da quella che l’ha enunciata per prima).
      Quello di Pachelbel che si può ascoltare in questa pagina è un canone a 3 voci (i tre violini). Siccome v’è una quarta parte (il basso continuo) che non partecipa al gioco delle imitazioni, si parla in questo caso di “canone misto”.
      Ciao 🙂

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