Cervino con filtro

Cervino con filtro
Sì, lo ammetto: per scattare questa fotografia ho usato un filtro polarizzatore.

34 pensieri su “Cervino con filtro

    • Grazie!
      Il polarizzatore filtra alcune frequenze luminose. Serve per attenuare o eliminare la luce riflessa dall’acqua o dal vetro; ha effetto anche sulla luce riflessa dal vapore acqueo, rendendo così il colore del cielo più saturo e intenso.

      • Io ho lavorato per qualche anno all’ufficio stampa della Nikon che distribuiva anche i filtri Cokin. Ogni tanto mi capitava la disgrazia di dover tradurre i libretti di istruzione. Da mori’!
        Comunque sui filtri non ho imparato quasi niente, ma pensavo che servissero anche per ottenere effetti particolari.

        • Poi, siccome “rompo” molto, secondo me quella “cabina” di legno non ci sta bene, nella foto, anche perché dentro c’è qualcosa di celeste plasticoso o metallaro. E, andando proprio di fino, anche quel pezzettino di tetto in basso a sinistra… Vabbè, pardonnez moi!

            • Sì, e ho anche provato a ritagliarla ma viene troppo quadrata, con il Cervino troppo a destra. Visto che vai spesso da quelle parti, la prossima volta prova a lasciarti alle spalle cabina + tetto e a riprendere solo il Cervino in tutta la sua potenza (che comunque nella foto si vede)

              • Grazie del suggerimento.
                Giusto per precisare: la cabina è una chiesetta d’alta quota, fatta di metallo, plexiglas e pietre intonacate all’interno; il “tetto” in realtà è un grosso spuntone di roccia.

                • Ah, quello non si capisce. L’azzurro è delle pietre intonacate? Allora questo è un particolare che andrebbe valorizzato. Sì, ora ho riguardato ed effettivamente è uno spuntone di roccia, ma allora dovresti dargli più spazio (se ne vale la pena)

                  • L’intonaco è bianco, azzurro è il plexiglas. Siamo a 2450 metri d’altitudine, lì d’inverno la neve è parecchio alta, se fosse vetro normale andrebbe in pezzi.
                    Lo spuntone ho provato a eliminarlo, ma si perde l’equilibrio dell’inquadratura.

                    • Ma non c’è mica bisogno di equilibrio, se non si trova di meglio di uno spuntone. Tutte le cose che hai detto dalla foto non si riescono ad apprezzare. Peccato.

  1. meglio un filtro che l’elaborazione con Photoshop che oggigiorno impazza ma a dir la verità personalmente non apprezzo. Ormai molte foto sono troppo “costruite” e si perde ciò la bravura innata ( e tutta naturale) di creare una fotografia originale ma non surreale. Bravo Claus

    • Grazie 🙂
      Secondo me, Photoshop è davvero utile, a volte essenziale, per correggere eventuali difetti dell’immagine dovuti alle caratteristiche strutturali dell’apparato fotografico: per esempio per raddrizzare le cosiddette linee cadenti nelle foto di architettura (l’alternativa è costituita da costosissimi obiettivi basculanti); oppure per migliorare la visibilità dei dettagli nelle aree più scure e/o in quelle più luminose, quando le foto sono ricche di contrasti.
      Peraltro ci sono tanti trucchi da attuare in fase di ripresa per ottenere fotografie più rispondenti ai gusti personali. Per esempio, ho l’abitudine di sottoesporre le foto di paesaggi in modo da avere colori più saturi; molto spesso uso il filtro polarizzatore per lo stesso motivo.

      • ecco, se si tratta solo di aggiustare una saturazione o risaltare maggiormente un colore può passare, ma su alcne riviste patinate spesso si vedono foto improbabili sotto un punto di vista naturalistico, Vedo spesso paesaggi surreali; per carità, c’è chi apprezza quel tipo di elaborazione che stravolge la realtà, rispetto i gusti di tutti, anche se non condivido. Per quanto riguarda la ritrattistica il discorso cambia; specie nel bianco e nero trovo ottime alcune elaborazioni che trasformano un dozzinale ritratto in un’opera d’arte. Tieni presente che sono opinioni puramente personali di una che è legata alla fotografia di Berengo Gardin di Scianna ecc…

        • Anch’io apprezzo Scianna e Berengo Gardin, e aggiungi pure Jodice e Basilico e Ghirri, e tutti gli altri che hanno popolato di immagini la mia giovinezza. Ho poi una predilezione per alcuni maestri francesi, come Doisneau che adoro, mentre trovo un po’ sopravvalutato Cartier-Bresson.
          Superfluo aggiungere che, per me, la più autentica fotografia d’arte è in bianco e nero 🙂

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