Vivace e leggiero

Gaston Litaize (11 agosto 1909 - 5 agosto 1991): Scherzo (Vivace e leggiero), n. 7 delle Douze Pièces pour grand orgue, vol. II (1937). Vincent Dubois all’organo della Cattedrale di Reims.


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24 pensieri su “Vivace e leggiero

          • Sono contenta che non ci sia una melodia! La prima e l’ultima parte, malgrado non sia un’appassionata dello strumento, mi sono piaciute molto (a volte mi viene il dubbio che tra organi, clavicembali, zampognari e sinfonie tu voglia tenermi lontana dal blog 😀 )
            Scusa, approfitto di questo spazio per chiederti se “La canzone più antica del mondo” lo è veramente. Non mi fido molto della fonte…

            • Non è affatto mia intenzione tenerti lontana dal blog, al contrario ☺
              Per quanto riguarda l’inno di Ugarit: se Drafton Kilmer ha ragione, si tratta indubbiamente del più antico brano di musica di cui si abbia notizia. La polemica di Frink sul sistema musicale, invece, così come viene riportata mi sembra un po’ campata in aria; però, non avendo letto il suo testo nell’originale inglese, sospendo il giudizio: so bene che, quando a riferirne sono giornalisti che non conoscono bene l’argomento, fraintendimenti e errori madornali sono pressoché inevitabili.

          • Chiosando Socrate ‘Di una cosa son certo: so di non sapere’!
            Come ben sai tutto fu scatenato da Cherefonte che si era recato a Delfi dove aveva parlato con l’oracolo, chiedendo alla Pizia – la sacerdotessa di Apollo – se esistesse qualcuno più sapiente di Socrate. Questa, con grande sorpresa del pensatore, aveva quindi risposto che non c’era nessuno più sapiente del suo amico.

                    • Però mi è venuta voglia di pubblicare una nota sul Cratilo, che avevo scritto su Facebook un sacco di tempo fa, interessante per gli appassionati di linguistica…

                    • L’ho studiata in (quasi) tutte le sue sfaccettature per tre anni (e io ne avevo più di 40), quando mi sono iscritta a Lettere. Poi ho dovuto mollare per motivi di salute, prima di mia figlia, poi miei (dovevo fare delle cure in Day Hospital e non avrei potuto seguire i corsi con la regolarità e la diligenza della scolaretta che ero diventata). Ho imparato un sacco di cose meravigliose ed è rimasta per me una passione che non accenna minimamente ad attenuarsi. Insieme ai libri, è l’unica cosa che ha la meglio sulla mia pigrizia 🙂
                      P. S. Perché non vai d’accordo coi linguisti? Sono curiosa…

                    • Ah, è una storia lunga.
                      Per la verità, i linguisti suscitano spesso la mia compassione, costretti come sono a correr dietro alle mode e alle tendenze, per cui una “versione corrente” prevale sulla “versione corretta”, e devono far buon viso a cattivo gioco. Alcuni però s’intestardiscono, a volte, su regole insensate, e non fanno che accrescere la confusione.
                      Naturalmente ci sono anche linguisti che amo incondizionatamente, come Saussure e Auerbach 🙂

                    • Mah, quelli (poveretti) io non li chiamerei neanche linguisti. Puristi – anche detti grammar-nazi – contro rassegnati, si occupano per lo più di grammatica o modi di dire. Io sono per il laisser faire (unico dispiacere: il congiuntivo).
                      Quel tipo di dibattiti (noiosi, superficiali e inutili) ha poco a che fare con la linguistica vera, che è molto meno “mondana”: storia delle lingue e delle famiglie linguistiche, linguistica storica, glottologia, dialettologia, geolinguistica, fonetica, morfologia, semantica, lessicografia, onomastica, etimologia (importantissima e spesso misteriosa), filologia, ecc.
                      Saussure è un fondamentale, ma Auerbach, che io sappia, era un filologo.
                      Io ho studiato sui testi di Beccaria (che però si è dato un po’ troppo alla divulgazione, insieme ad altri), Ramat, Migliorini, Benveniste, Berruto, Tagliavini, Martinet, Bartoli, Humboldt, Serianni, Ascoli, Rohlfs, Jakobson, Meillet… Francesi e tedeschi sono sempre stati molto “forti”. Poi, vabbè, ci sono tutte le varie scuole che, come per altre discipline, sono state molto importanti.
                      Scusa, mi sono lasciata trasportare!

                    • No no, figurati 🙂
                      Certo, Auerbach era un filologo e come tale si occupò della storia delle lingue neolatine, per cui si interessò di alcune delle discipline che hai citato, fra cui l’etimologia.
                      Altro filologo era D’Arco Silvio Avalle (seguii alcuni corsi della sua allieva Luciana Borghi Cedrini). Avalle un giorno telefonò in redazione e chiese di me: voleva sapere da dove avevo ricavato una certa informazione che avevo inserito in una voce enciclopedica, e il buffo è che mentre parlava con me gli venne in mente quale poteva essere la fonte, per cui si rispose da solo prima che potessi farlo io 😀
                      Di Beccaria seguii un corso durante il mio primo anno a Lettere, poi lo incontrai di nuovo tempo dopo, quando la Casa editrice per cui lavoravo decise di sponsorizzare il suo programma Parola mia offrendo il primo premio per i vincitori, e cioè proprio l’enciclopedia di cui ero redattore. Questo è stato l’unico momento davvero “mondano” nella storia dei miei rapporti con i linguisti 🙂

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