Offenbach 200! – 1855, l’anno fortunato

Vita di Jacques Offenbach – 5a parte

Nel corso di quel fatale 1855, Offenbach fece alcune conoscenze importantissime, per non dir fondamentali. A… corto di librettisti, ebbe l’idea di coinvolgere nei propri progetti Ludovic Halévy, nipote del compositore Fromental e figlio del tragediografo Léon: Ludovic era un giovane funzionario del Ministero di Stato, ma si diceva che avesse un gran talento per il teatro. Jacques non fece fatica a coinvolgerlo: nacquero così una proficua collaborazione e una sincera e profonda amicizia.
Il 5 luglio i Bouffes-Parisiens aprirono i battenti con una serata variegata; andarono in scena:
– il prologo Entrez, Messieurs, Mesdames (titolo preferito all’originario Tzing tzing boum boum) su testo di Halévy, che però si firmò Jules Servières;
Arlequin barbier, pantomima sceneggiata da un certo Lange (pseudonimo di Offenbach);
Une Nuit blanche, 3 atti brevi di Edmond Plouvier;
– e Les Deux Aveugles, «bouffonnerie musicale» in 1 atto su libretto di Jules Moinaux.
Prima della rappresentazione, quest’ultima pièce inquietava moltissimo alcuni collaboratori di Offenbach e soprattutto i suoi finanziatori: raccontava di due mendicanti falsi ciechi, calcando la mano sui loro comportamenti buffi e spregevoli. Al pubblico non piacerà, ne sarà disorientato, dicevano i dubbiosi. Superfluo dire che ebbe un successo travolgente e fu replicata per un anno!

L’altra persona che entrò a quel tempo nella vita di Offenbach fu Hortense Schneider, una giovane proveniente da Bordeaux, grassottella ma molto, molto graziosa, e soprattutto dotata di una voce fuori dell’ordinario. A Jacques fu sufficiente ascoltarne un breve gorgheggio per decidere di scritturarla: esordì il 31 agosto nella «leggenda bretone» Le Violoneux. Il destino le riservava una sorte assai simile a quella del suo mentore: avrebbe avuto tutta Parigi ai suoi piedi – soprattutto i parigini, e non solo quelli.

Nei primi mesi di attività, nel teatro degli Champs-Élysées furono rappresentati dieci diversi lavori di Offenbach. Ogni sera il teatro annunciava il tutto esaurito; in una vignetta dell’epoca la sala è raffigurata come una scala dai gradini traboccanti di spettatori. Jacques ritenne che fosse giunto il momento di passare a un teatro più capiente, anche perché con l’arrivo della stagione fredda gran parte del pubblico avrebbe certamente trovato disagevole avventurarsi nel «bosco mal tenuto» per recarsi all’ex Théâtre Marigny. Il 23 ottobre Offenbach ottenne di poter gestire una nuova sala, ben più grande, sita nel passage Choiseul. L’inaugurazione avvenne il 29 dicembre con la «chi­noi­serie musicale» Ba-ta-clan, un’altra stramberia del genere di Oyayaye ; vale la pena di leggerne la trama.

L’azione si svolge nel Paese cinese di Ché-i-noor, dove incontriamo il governatore Fé-ni-han, la principessa Fé-an-nich-ton, il cortigiano Ké-ki-ka-ko e il capo delle guardie Ko-ko-ri-ko. Quest’ultimo ordisce un complotto ai danni del governatore: ha luogo una riunione segreta dei congiurati, che si esprimono in un cinese improbabile. Più tardi la principessa, in cerca di un momento di serenità, si appresta a leggere il romanzo La Laitière de Montfermeil di Paul de Kock, mentre Ké-ki-ka-ko sfoglia un numero del quotidiano «La Patrie»; vedendo le rispettive letture, i due scoprono la verità l’una a proposito dell’altro: in effetti sono entrambi parigini e si chiamano Virginie Durand e Alfred Cérisy. Provando un’acuta nostalgia per la patria lontana, tentano la fuga ma vengono catturati e condannati a morte. In tale frangente Fé-ni-han, anch’egli francese, scopre con sorpresa la vera origine dei due giovani e, perseguitato dai congiurati, decide di scappare insieme con Virginie e Alfred. I tre vengono catturati, ma rilasciati subito dopo per volere di Ko-ko-ri-ko che, pur essendo parigino come gli altri, preferisce rimanere nel Paese e assumerne la guida.

In questa cineseria musicale troviamo molti elementi che caratterizzeranno le future invenzioni offenbachiane: la presa in giro dei potenti, della politica, dei complotti, dei militari. Non c’è nulla di serio, tranne l’amore. Molti anni dopo qualcuno oserà dire che il teatro offenbachiano avrebbe avuto un influsso deleterio sulle sorti del Secondo Impero. A queste sciocchezze si può tranquillamente obiettare che, se Napoleone III fosse stato capace di guardare a sé stesso con gli occhi di Offenbach, forse avrebbe potuto trarne insegnamento e sarebbe riuscito a scampare a una fine miseranda.

(continua)


Ba-ta-clan
Offenbach 200 !

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