Offenbach 200! – Il successo, finalmente

Vita di Jacques Offenbach – 4a parte

Durante la prima metà degli anni 1850 Offenbach continuò a inseguire un successo che non voleva lasciarsi afferrare. La Francia, superato senza troppi patemi il colpo di stato del 2 dicembre 1851 e la fine della Repubblica, sotto il nuovo imperatore Napoleone III attraversava un periodo di ristrettezze, causato in particolare dalla guerra di Crimea, il cui finanziamento gravava parecchio sui contribuenti. Una lettera di Jacques alla sorella Netta, datata 9 maggio 1854, rivela che a quel tempo il quasi trentacinquenne musicista si trovava sull’orlo della disperazione.

«Cara Netta, l’anno scorso ti scrissi una lettera confidenziale sulla mia situazione. Purtroppo essa non è affatto migliorata; direi anzi che è peggiorata. L’avvenire dorato che sognavo non arriva, ogni giorno se ne va un po’ di speranza. Credimi, cara Netta, non esagero affatto. Il costo della vita qui aumenta ogni giorno e guadagnare diventa difficile. […] La gente fa economia e non vuole andare ai concerti. Chi una volta prendeva dieci o dodici biglietti, quest’anno ne ha presi soltanto due. La colpa è di questa maledetta guerra.»

In quei giorni Offenbach accarezzava l’idea di raggiungere Netta che, qualche tempo prima, insieme con altri membri della famiglia era emigrata negli Stati Uniti. Ma infine stabilì di rimanere a Parigi; l’anno successivo, dal 15 maggio al 15 novembre, la capitale avrebbe ospitato l’Espo­si­zione universale e avrebbe accolto centinaia di migliaia di visitatori (alla fine furono più di 5 milioni): Jacques decise che si sarebbe dato da fare per divertirli.
Nacque così una strampalata operina in un atto, Oyayaye ou la Reine des Îles (sottotitolo: anthropophagie musicale) su libretto di Jules Moinaux. La trama è decisamente stravagante:

Racle-à-mort, virtuoso parigino di contrabbasso, ha perso il posto nell’orchestra del Théâtre de l’Ambigu-Comique, sicché prende il proprio strumento e s’imbarca per l’America. Finisce però non si sa come nei mari del Sud, dove viene catturato da una tribù di cannibali che minacciano di divorarlo qualora non riesca a intrattenere Oyayaye, la loro regina. Racle-à-mort dà a Oyayaye un foglio sul quale è trascritta una poesia da lui messa in musica (in realtà è il conto della lavanderia), ma la donna altro non vede in lui che un’enorme cotoletta alla parigina: annoiata dalla romanza con accompagnamento di contrabbasso, ordina che la cerimonia di cottura rituale abbia inizio. Disperato, Racle-à-mort si mette a suonare uno zufolo ricavato da una canna: i cannibali ne rimangono affascinati, gettano le armi, afferrano a loro volta degli zufoli di canna e suonandoli si lanciano in una danza selvaggia. Nessuno bada a Racle-à-mort, il quale può prendere il largo a bordo del contrabbasso usando un fazzoletto come vela.

Offenbach era certo che un lavoro tanto bizzarro sarebbe piaciuto al suo collega Hervé, al secolo Florimond Ronger. Questi era il direttore di un teatro che cambiava denominazione secondo l’umore del proprietario (al momento si chiamava Folies-Nouvelles), dove rappresentava opere proprie e altrui. Jacques gli sottopose dunque la partitura e, come aveva previsto, Hervé la trovò di proprio gradimento. Fu a questo punto che Offenbach ebbe l’idea di imitare Hervé e di fondare un teatro proprio. Gli giunse notizia che si intendeva dare in affitto il modesto Théâtre Marigny, presso gli Champs-Élysées – gli Champs-Élysées di allora, non ancora «la più bella strada del mondo», ma piuttosto «un gran bosco mal tenuto». Grazie all’Esposizione universale, pensò Jacques, ogni giorno migliaia di persone sarebbero transitate da quelle parti e avrebbero visto i cartelloni di quel piccolo teatro di legno: presentò dunque apposita domanda e, dopo inenarrabili lungaggini burocratiche, il 4 giugno 1855 il prefetto di polizia autorizzò il «Sieur Offenbach» a usufruire del teatro, ribattezzato Les Bouffes-Parisiens.

Pochi giorni dopo, il 26 giugno, Oyayaye andò in scena alle Folies-Nouvelles. E piacque.

(continua)


JO
Jacques Offenbach
20 giugno 1819 – 5 ottobre 1880
(fotografia di Nadar)

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