Offenbach 200! – A Parigi

Vita di Jacques Offenbach – 2a parte

Non fu facile mettere insieme il denaro necessario per compiere il viaggio da Colonia a Parigi. Isaac dovette fare molti sacrifici, ma per sua fortuna poté contare sul cospicuo aiuto di numerosi musicisti suoi concittadini, i membri dell’orchestra municipale e molti semplici dilettanti, ai quali il trio dei piccoli Offenbach dedicò un concerto di ringraziamento la sera del 9 ottobre 1833. Il mese successivo Isaac, Julius e Jacob lasciarono Colonia; per i due ragazzi fu davvero triste il distacco dalla mamma, dalle sorelle e dagli amici, non sapendo se e quando avrebbero potuto rivederli.

La Parigi in cui giunsero i tre Offenbach era quella della Monarchia di luglio. Erano trascorsi più di tre anni dalle Trois Glorieuses, che avevano portato sul trono Luigi Filippo d’Orléans: i violenti moti del 1830 erano soltanto un ricordo, nessuno pensava di ritornare sulle barricate e gli insoddisfatti, “aiutati” da leggi molto severe, avevano deciso di continuare a lottare usando soltanto le armi dell’ironia e della satira – chi non ha mai visto la famosa caricatura di Daumier con la testa di Luigi Filippo che si trasforma a poco a poco in una pera alzi la mano.
Bisogna tenere conto di questo stato di cose quando si pensa agli anni di formazione di Offenbach per poter comprendere appieno una caratteristica fondamentale del suo stile di autore di operette: il gusto per il motto di spirito, per la burla (mai malevola, beninteso), per la parodia.

Giunto dunque a Parigi, Isaac si adoperò per trovare ai figli un’adeguata sistemazione. Riuscì a ottenere l’ammissione di Jacob al Conservatorio. «Signore,» gli aveva detto in un primo momento Luigi Cherubini, direttore dell’istituto, «secondo lo Statuto di questa scuola, nessuno straniero può farne parte». Isaac non gli rispose, come sarebbe stato ovvio, «Ma voi siete italiano!» Chiese invece al suo austero interlocutore di avere la compiacenza di ascoltare il ragazzo suonare: Cherubini accondiscese e infine si convinse.
Per entrambi i ragazzi Isaac trovò il modo di ottenere piccole entrate, poi rientrò a Colonia, convinto che il più fosse fatto. In realtà i due fratelli dovettero affrontare subito molteplici difficoltà. Non parlavano né capivano il francese, dovevano esprimersi a gesti. Il denaro che riuscivano a guadagnare era veramente poco, e così spesso pativano la fame e il freddo. E soprattutto soffrivano la solitudine.

Dopo un anno Jacob, ormai diventato per tutti Jacques, decise di abbandonare il Conservatorio. Non fu, come affermano alcuni, per mancanza di fondi: semplicemente il ragazzo ne aveva abbastanza dell’austerità di Cherubini e della rigidità dei programmi di studio. Era impaziente di ottenere qualcosa dalla vita, e sentiva che fra le mura del Conservatorio quel qualcosa avrebbe tardato troppo a arrivare.
Si diede dunque da fare per ottenere un lavoro degnamente retribuito, e infine riuscì a entrare a far parte dell’orchestra dell’Opéra-Comique.

(continua)


JO

Jacques Offenbach
20 giugno 1819 – 5 ottobre 1880
(fotografia di Nadar, c1850)

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16 pensieri su “Offenbach 200! – A Parigi

        • In realtà, Il conseguimento del diploma gli avrebbe consentito di diventare un concertista di sicuro successo, ma evidentemente si sentiva già pronto a tentare quella strada. Di occasioni nell’immediato per lui non ce n’erano, perciò Offenbach decise di non dedicare più il proprio tempo al Conservatorio per impiegarlo invece come insegnante e come orchestrale, nell’attesa che quelle occasioni si presentassero. Cosa che avvenne molto tempo dopo, ben diciotto anni più tardi: quando Napoleone III prese il potere e il mondo intorno a lui improvvisamente cambiò. Per Offenbach, in meglio 🙂

          • Tutto accade perché deve accadere. Magari, se lui non avesse abbandonato il Conservatorio, non avrebbe accumulato le esperienze che gli hanno consentito di diventare la persona ed il musicista che è diventato. O magari si. O magari sarebbe stato una persona diversa e un musicista diverso, chissà… 😉 Fatto sta che lo ascoltiamo ancora e ancora… E questo risultato, non è cosa da tutti. Il passato è pieno di artisti che noi oggi non sappiamo nemmeno che sono esistiti. Lui no… Quindi, probabilmente, ha fatto le scelte giuste. Il talento, a volte, ha bisogno di opportunità per crescere e sempre ne ha bisogno per essere riconosciuto.

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