Viaggio a Las Vegas

Teresa Procaccini (23 marzo 1934): Viaggio a Las Vegas per pianoforte e orchestra op. 204 (1958, rev. 2008). Paolo Cuccaro, pianoforte; Orchestra della Magna Grecia, dir. Piero Romano.


TP

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10 pensieri su “Viaggio a Las Vegas

    • Questo blog è particolarmente sensibile all’argomento. Se scorri questa pagina, nel cloud dei Soggetti (colonna destra) troverai la voce compositrici : un click, e scoprirai che ce ne sono tantissime ☺

  1. Ti ringrazio per avermi fatto scoprire Teresa Procaccini. Non l’avevo mai sentita nominare. Il pezzo che proponi incontra abbastanza il mio gusto, è un pezzo forse un poco manierista, ma mi sembra catturi bene un certo spirito americano, richiamando un poco Gershwin.

    Il mio gusto è moderatamente passatista, mi piacciono anche i compositori viventi, come Arvo Pärt o altri, ma detesto fortemente la musica dodecafonica, anche perché alla fine degli anni ’60 volevo fare il compositore ma poi ho lasciato gli studi anche perché allora quella era l’unica musica che si doveva comporre. Anni ideologici, in tutto.

    • Be’, sì. Erano gli anni in cui Pierre Boulez definiva “morti che camminano” tutti i compositori che si rifiutavano di seguire quel dettato, e Luigi Nono (il Santo) paragonava i critici a Giovanni Maria Artusi.
      Nel mio (molto) piccolo, sono sempre stato meno drastico, forse anche perché ho studiato composizione con Ruggero Maghini – certo non un “passatista” come il suo collega e amico Sandro Fuga, che era il direttore del Conservatorio quando vi entrai come allievo (l’anno dopo lasciò il posto a Felice Quaranta). Maghini era un ammiratore di Stravinskij, non aderì mai alle avanguardie, ma non le rigettava a priori; era un piacere discutere con lui della storia della musica da Mahler in poi.
      Fra i miei compagni di corso c’era Giulio Castagnoli (gli ho dedicato un articoletto qualche tempo fa): anche Giulio era convinto che fosse impensabile scrivere ancora musica tonale.
      Frequentando i corsi di musica elettronica tenuti da Mario Zafred mi imbattei in alcuni scriteriati, convinti che studiare armonia e contrappunto fosse superfluo, una perdita di tempo; restarono di sasso quando, durante un seminario, udirono Luciano Berio affermare che invece è e resta indispensabile.
      Fra i compositori del secondo Novecento ce ne sono molti che trovo interessanti ma, detto fra noi, gli unici capaci di appassionarmi sono Ligeti e Takemitsu.
      Scusa, ho un po’ divagato. A presto!

      • Ben vengano le divagazioni. E poi la tua risposta è molto in tema.
        Ligeti piace anche a me, Takemitsu non lo conosco ma adesso che me lo dici mi incuriosisce.

        Forse gli orientali stanno per arrivare in massa. Per adesso hanno copiato e hanno fatto loro la nostra musica: come saprai meglio di me ci sono grandissimi esecutori coreani, cinesi, giapponesi ecc., ma i compositori attendono di trovare una loro voce, credo, e in parte già lo fanno.

        Quanto alla musica contemporanea o del secondo ‘900, dovrei dedicarle più tempo, ma l’app Deezer, connessa a un buono stereo, ogni tanto mi propone qualcosa che mi piace e mi fa esplorare tante cose. In realtà a me la musica piace tutta, senza steccati di genere.

        Gli anni della dodecafonia li considero anni di grande decadenza. Forse chissà, i popoli di lingua tedesca hanno vissuto tali traumi (crollo dell’impero Austro-Ungarico, le due guerre, il nazismo) che sono finiti spesso, rispetto alle grandi glorie del passato, in un vicolo cieco, vedi seconda scuola di Vienna ecc. Anche Theodor W. Adorno (e un po’ tutta la scuola di Francoforte) l’ho trovato assai angosciante, in tutte le sue teorizzazioni sociologiche della musica. Un esempio, teoretico questa volta – anche se era anche un poco musicista – veramente decadente, a mio super modesto parere.

        • Troverai diversi brani di Takemitsu nel mio blog. Se avrai voglia e tempo di ascoltarne qualcuno, mi farebbe piacere sapere poi che cosa ne pensi 🙂
          Conosco la musica di Adorno. La Biblioteca musicale di Torino ne conserva qualche partitura. Non vale la pena. (Opinione personale, beninteso.) I suoi saggi su Wagner e Mahler sono molto più interessanti.
          Quanto a Schoenberg, era sinceramente convinto che la dodecafonia avrebbe generato una lunga… serie 😆 di capolavori, ma si sbagliava, era troppo ottimista (ri- 😆 ).

          • Bene, l’ascolterò e ti dirò. Quanto alla dodecafonia, come scrissi nel mio vecchio blog in inglese, sono sicuro che qualche donna deve avere abortito sentendo quella robaccia. Frase forte e stupida, lo so 🤷🏽‍♂️

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