Favus distillans labia tua

Erhard Bodenschatz (1576 – 1636): Quam pulchra es amica mea, mottetto a 5 voci (1603; poi pubblicato nel Florilegium Portense, vol. I, 1618). Vocal Concert Dresden e Cappella Sagittariana Dresden, dir. Peter Kopp.

Quam pulchra es amica mea,
formosa mea;
macula non est in te;
favus distilllans labia tua,
soror, mea sponsa,
et facies tua decora.


Bodenschatz, Quam pulchra es

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17 pensieri su “Favus distillans labia tua

  1. Beh, vedi Claudio, nome peraltro romanissimo 😉, uno dei vantaggi di Roma rispetto ad Augusta dei Taurinii è l’anima e le reliquie del passato per me più bello (a Torino ce ne sono, ma assai di meno).

    A 100 mt da casa mia, percorrendo appunto via Claudia, dedicata all’imperatore che ne porta il nome (il muro antico che la costeggia è quello del Tempio di Claudio, pare), c’è, con la facciata che dà sui palazzi imperiali del Palatino, una chiesa oggi sei settecentesca di San Gregorio Magno.

    “Alla sua destra – scrive Piero Boitani in ‘Tre favole romane’, libriccino bello e denso – il monastero fondato da Gregorio medesimo nella sua dimora patrizia [tutta quella zona apparteneva alla sua villa, con varie case: Gregorio era di un’antichissima famiglia romana, ndr]: è quello dal quale – scrive sempre Boitani – Agostino di Canterbury [così chiamato dopo, ma era romanissimo, ndr] fu inviato in Inghilterra a convertire gli Angli e i Sassoni ecc.”

    Famosa la sua frase, quando, viste nel Foro delle gabbie con dei giovanissimi e biondissimi schiavi Angli in vendita: “Non Angli, sed angeli …”, frase riportata da Beda, lo storico degli Angli o Aenglisc. E dopo ciò Gregorio inviò appunto Agostino che poi sarà detto di Canterbury.

    Grande papa, Gregorio, che oltre a convertire gli Anglo-Sassoni, creare un sistema solido et economico della chiesa ecc. raccolse, come dici, le melodie cosiddette gregoriane, monodiche, che erano canto puro, a volte improvvisato, anche senza un centro preciso (le gregoriane) ma basato però su un modo o scala greca. Residuo dunque della musica antica e greca (con, quando ci sono più melodie, accordi casuali di ottave quarte e quinte immagino) come addirittura la musica pitagorica che prevedeva i ciclo delle quinte ecc.

    Nel 2014 ho preso lezioni di chitarra jazz al Saint Louis da un certo Dario La Penna, bravissimo musicista, e lui e un po’ tutto il jazz lavorano molto sui modi ecc. (ma anche la musica classica: Debussy ecc.).

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    • Bene, ora ti sembrerò ancora più “romano”: il mio secondo nome è Marcello 🙂
      Torino è quella che è: poche vestigia antiche, pochissime medievali, tante barocche. La Storia qui è passata in anni molto più recenti.
      In generale amo poco la città – diceva Giovanni Arpino: si muore dovunque, ma in città la morte è sempre un po’ più ripugnante – tuttavia ho sempre fatto un’eccezione per Roma, “la città più prodigiosa del mondo” (Goscinny). Quando posso, vi ritorno sempre volentieri, anche perché vi abitano alcuni miei amici cari (molti sono musicisti).
      Gregorio Magno è stato un grande papa, ma che cosa abbia realmente fatto nell’ambito del canto liturgico della Chiesa cristiana è alquanto arduo da definire: si è appurato senza ombra di dubbio che i caratteri fondamentali di quella liturgia preesistevano al pontificato di san Gregorio, ed è altrettanto certo che il repertorio quale oggi lo conosciamo continuò a formarsi anche nei secoli successivi. Tant’è che oggi molti preferiscono parlare non di “canto gregoriano”, bensì di “canto piano”: espressione anodina, va bene per indicare un po’ tutto senza compromettersi troppo.
      Della musica antica greca e romana sappiamo molto poco: è probabile che abbia dato un certo contributo al canto piano/gregoriano, ma non sappiamo bene in quale dei suoi aspetti; molto più tangibile è l’influenza del canto sinagogale.
      L’uso di eseguire due o più melodie simultaneamente è attestato molto tardi, a partire dal X secolo: che cosa si facesse prima, in questo ambito, è impossibile dire. Quando la musica profana acquisisce una rilevanza tale per cui si decide di annotare anche quella, dopo secoli e secoli di pergamene inchiostrate esclusivamente con canti concepiti ad maiorem Dei gloriam, anch’essa risulta essere monodica. I primi esperimenti seri in ambito polifonico si fanno nei monasteri e nelle cattedrali francesi: a Saint-Martial di Limoges e subito dopo a Parigi, in quella che poi diventerà Notre-Dame. Ma ormai siamo ben addentro il secondo millennio.
      Per concludere torniamo all’antico. I pitagorici avevano elaborato una teoria musicale che in realtà era pura matematica, non serviva per suonare o cantare a più voci ma per misurare l’universo. Erano convinti che ciascuna delle sfere celesti emettesse un suono diverso, non percepibile dall’uomo – secondo alcuni teorici a causa dell’imperfezione dell’orecchio, altri sostenevano che l’impossibilità di udirlo sarebbe dovuta alla mancanza del suo opposto, il silenzio. E chiamarono tutto questo “armonia delle sfere”.
      Nel mio blog ho dato un piccolo spazio alla più antica composizione musicale che ci sia pervenuta integralmente. Puoi ascoltarla qui:
      https://clamarcap.com/2013/09/05/finche-vivi-splendi/
      Buon tutto 🙂

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      • Niente confusione terminologica. E’ una “pratica”, il Jazz. Che ha il vantaggio di privilegiare l’improvvisazione, non molto praticata tra i classici. La mia maestra di pianoforte, Pauline O’Connor, allieva di Michelangeli, era una delle poche che sapeva improvvisare. All’esame finale del conservatorio a Sydney doveva suonare il primo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. Se vinceva le avrebbero pagato un soggiorno in Italia per poter studiare da Benedetti Michelangeli. Ora, il caso volle che a un certo punto ebbe un black out della memoria. Imperterrita, ma dentro angosciatissima, ha improvvisato alla Rachmaninov fino a quando si è ricordata le Note e ha ripreso. Dentro di sé era distrutta, sapeva che l’avrebbero bocciata, invece la lodarono.

        Sì, sicuramente più noiosi 😂 I figli precisini di Rameau sono i figli precisini di Cartesio. E l’esprit cartésien de la France 🇫🇷 lo trovo un po’ schematico, geometrico, ed è L ’unica cosa che a me non piace molto di questa cultura paese e popolo meravigliosi

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        • Una certa confusione c’è, invece, proprio se si considerano insieme la teoria armonica jazz e quella tradizionale, perché la prima usa alcune parole della seconda attribuendo loro valenze diverse.
          (Faccio un solo esempio: per i nipotini – non figli – di Rameau il segno + indica la sensibile: di solito accompagna un numero con il quale si indica l’intervallo che passa fra il basso e appunto la sensibile, omettendo il numero s’intende 3. Nell’armonia jazz, espressioni come “quattro più”, “quarta più” e simili significano tutt’altro.)
          Che Rameau abbia fatto propria una certa parte del pensiero cartesiano è innegabile, ma lo ha fatto a ragion veduta e per questioni di pura matematica (ti ricorda qualcosa?). Per esempio il teorema secondo il quale se è vero che la parte è contenuta nel tutto non è vera la proposizione reciproca serve a Rameau come punto di partenza per arrivare a spiegare l’accordo perfetto, non su basi cartesiane bensì pitagoriche (forse prima ti avevo ricordato Pitagora?). Rameau non può ovviamente ignorare ciò che ha prodotto il pensiero umano prima di lui, ma il modo con cui studia la materia armonica è lo stesso degli illuministi, degli enciclopedisti. Non a caso il suo è un Trattato dell’armonia ricondotta (e non ridotta come spesso si sente tradurre, senza senso) ai suoi principi naturali. La teoria ramista ha questo, di bello: che è nata dal pensiero di Pitagora e serve per spiegare tutto, anche quello che è venuto dopo, perfino la dodecafonia, addirittura la musica concreta; insomma, tutto l’infinito mondo della musica europea (comprendendo in questa anche ciò che è stato fatto al di là dell’Oceano Atlantico dai musicisti di origine europea e dai loro più o meno ex schiavi africani).
          Misurare il mondo secondo il proprio metro, senza nulla escludere a priori e anzi cercando di ricavare nuovi stimoli da ogni cosa nuova: se questo è noioso, allora viva la noia 😉

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        • Anche perché io sono un nipotino della linea Vico, Croce, Gobetti, Gramsci e i culture wars nel mondo anglosassone, in cui (US, UK) sono entrato sempre di più perché, mezzo transalpino, amavo e non amavo Roma e quindi la mia malattia 🤒 è, sia pur sempre di meno, l’escapism.
          Il mio mentore mi ha introdotto a Gramsci. Fu La scoperta della cultura. Da 35 anni non sono né di sin né di destra. Del resto Gramsci è utilizzato come strumento nelle culture wars sia dalla sinistra che dalla destra anglosassoni, anche dagli hell-fire preachers degli Stati Uniti del sud: uno, non mi ricordo il nome, disse non molto tempo fa più o meno: “diamo al diavolo 👿 quel che è del diavolo: Gramsci è un genio!” 😂😂😂
          Troppo divertente

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        • Anche questa curiosa diceria secondo la quale i musicisti classici disdegnano l’improvvisazione andrebbe un po’ riveduta. Tutti i grandi virtuosi degli ultimi trecento anni circa sono ricordati anche come grandi improvvisatori.
          Ma di questo, se vuoi, parleremo in altra occasione 🙂

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