Mille volte al dì moro, e mille nasco

Claudio Monteverdi (1567-1643): Hor che ’l ciel e la terra e ’l vento tace, madrigale a 6 voci e 2 violini (da Madrigali guerrieri et amorosi, Libro ottavo, 1638); testo di Francesco Petrarca (Sonetto n. 164). Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.

I. Hor che ’l ciel et la terra e ’l vento tace
et le fere e gli augelli il sonno affrena,
Notte il carro stellato in giro mena
et nel suo letto il mar senz’onda giace,

vegghio, penso, ardo, piango; et chi mi sface
sempre m’è inanzi per mia dolce pena:
guerra è ’l mio stato, d’ira et di duol piena,
et sol di lei pensando ò qualche pace.

II. Cosí sol d’una chiara fonte viva
move ’l dolce et l’amaro ond’io mi pasco;
una man sola mi risana et punge;

e perché ’l mio martir non giunga a riva,
mille volte il dí moro et mille nasco,
tanto da la salute mia son lunge.


MonteverdiMonteverdi 450

Annunci

12 pensieri su “Mille volte al dì moro, e mille nasco

  1. Sublime questo madrigale
    Oh, la parte finale… ❤
    Il geniale Monteverdi
    E il fascino della poesia di Petrarca
    E la bravura incredibile del gruppo vocale-strumentale Concerto Italiano

    Ascolto e ascolto e ascolto…
    Rara emozione

    Grazie, Claudio, grazie.
    gb:)

    Liked by 1 persona

  2. La mia ignoranza musicale è abissale, e non sapevo che Petrarca fosse stato utilizzato in musica, molto interessante (a parte i giudzi estetici come: bellissimo!). Magari ci sono tanti altri casi di opere come queste di cui non sono a conoscenza. Il rapporto tra poesia e musica è antico del resto, so che qualcuno aveva tentato di ricostruire o reinventare persino le “arie” (se si chiamano così) degli aedi omerici, e che la poesia delle origini era musica.

    Liked by 1 persona

    • Vero. Dirò di più: fino al tardo Medioevo (1300) era inconcepibile che una poesia non fosse musicata, i verseggiatori meno abili nel comporre suoni si facevano aiutare da musicisti professionisti (menestrelli, dal latino ministeriales, cioè persone che prestano un ministerium, servigio). Nel XIV secolo, Guillaume de Machault fu l’ultimo e il più grande dei poeti-musicisti (nonché il primo dei compositori di musica nell’accezione moderna); già suo nipote Eustache Deschamps, fine letterato e verseggiatore, non era in grado di rivestire di musica le proprie poesie.
      Quanto a Petrarca, è in assoluto il più musicato dei poeti 🙂

      Mi piace

Scrivi un commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...