L’empia ch’adoro

Claudio Monteverdi (1567-1643): Si dolce è’l tormento, dal Quarto scherzo delle ariose vaghezze (1624). Renata Fusco, soprano; Lorenzo Micheli, tiorba; Matteo Mela, chitarra barocca; Massimo Lonardi, liuto.

Si dolce è’l tormento
Ch’in seno mi sta,
Ch’io vivo contento
Per cruda beltà.
Nel ciel di bellezza
S’accreschi fierezza
Et manchi pietà:
Ché sempre qual scoglio
All’onda d’orgoglio
Mia fede sarà.

[La speme fallace
Rivolgam’ il pie’.
Diletto ne pace
Non scendano a me.
E l’empia ch’adoro
Mi nieghi ristoro
Di buona mercè:
Tra doglia infinita,
Tra speme tradita
Vivrà la mia fè.]

Per foco e per gelo
riposo non ho.
Nel porto del cielo
riposo averò.
Se colpo mortale
con rigido strale
Il cor m’impiagò,
cangiando mia sorte
Col dardo di morte
il cor sanerò.

Se fiamma d’amore
Già mai non sentì
Quel rigido core
Ch’il cor mi rapì,
Se nega pietate
La cruda beltate
Che l’alma invaghì:
Ben fia che dolente,
Pentita e languente
Sospirimi un dì.


MonteverdiMonteverdi 450

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