Sei piccoli preludi



Johann Sebastian Bach (31 marzo 1685-1750): Sechs kleine Präludien BWV 933-938 (c1717–23). Chiara Massini, clavicembalo.


933

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Una compositrice estone

Els AarneEls Aarne (nome d’arte di Else Paëmuru; 30 marzo 1917-1995): Seconda Sinfonia (1966). Eesti Riiklik Sümfoonia­orkester, dir. Neeme Järvi.

I. Andante tranquillo
II. Andante [a 8:23]
III. Allegro risoluto [a 13:04]

La prima «voce» del Dizionario di musica della Utet (DEUMM), sezione Biografie, è dedicata a Els Aarne.
DEUMM, Le Biografie, vol. I, p. 1

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Nell’ex sede dell’Utet residenti ostaggio di un cantiere infinito

Dopo l’arresto dei costruttori nel 2011 tutto è rimasto fermo

Per avere la luce in casa ci si è collegati ai cavi volanti nel cantiere. E, inevitabilmente, la corrente a volte salta. Di tanto in tanto si blocca anche il riscaldamento. Quando piove l’acqua entra dal buco nel tetto fatto per ospitare un ascensore mai sistemato. L’acqua corre sui muri, allaga i pianerottoli, fa ammuffire le pareti. Ovunque ci sono impalcature e materiali edili abbandonati. L’immagine che oggi dà di sé il Palazzo Utet di corso Raffaello è molto diversa dalla promessa di un appartamento di lusso in un edificio storico che veniva pubblicizzata sulla carta dalla società “Raffaello e Michelangelo spa” che aveva iniziato la radicale ristrutturazione prima che il costruttore Guido Callegaro finisse in manette assieme ad una decina di altre persone. Gli effetti dell’operazione si riprodussero anche sul cantiere della Utet – un grandioso quadrilatero di mattoni rossi, vetrate e maioliche nel cuore di San Salvario, che aveva ospitato la sede della casa editrice torinese – poiché il fallimento della società bloccò da un giorno all’altro i lavori. Era il novembre del 2011: in quel periodo una ventina di nuclei familiari si era già assicurata un appartamento firmando un contratto preliminare di acquisto, dopo aver versato anticipi di centinaia di migliaia di euro, ma solo quattro o cinque avevano già traslocato. «Eravamo consapevoli che i muratori stessero ancora lavorando nelle aree comuni, ma gli alloggi erano praticamente finiti e abbiamo accettato il disagio», spiegano i residenti. Immaginando che non dovesse durare molto. «Invece sono passati sei anni, troppi per gestire un fallimento», attaccano. Sei anni in cui per entrare in casa si devono calpestare calcinacci e si deve fare attenzione che i bambini non tocchino gli interruttori scoperti. Molti appartamenti sono ancora sventrati e dalle finestre mancanti entrano gli uccelli a nidificare. Fino a qualche giorno fa incombeva sulle loro teste anche una gru. «Adesso l’hanno tolta ma la struttura non è in sicurezza, c’è in rischio che le infiltrazioni d’acqua danneggino l’edificio e che prima o poi ci siano dei crolli», è l’allarme che lanciano. Ma forse ancora peggio di loro sta chi non è riuscito a trasferirsi prima della data degli arresti e che, pur avendo venduto la vecchia casa, non è mai riuscito a entrare in possesso di quella nuova.
Se sul fronte penale l’inchiesta, coordinata dal pm Roberto Furlan, si è conclusa con la condanna definitiva di tutti gli imputati, sul versante civile la situazione è ancora aperta. Con il fallimento dell’impresa costruttrice è stato affidato al curatore Paolo Cacciari il compito di occuparsi del palazzo. Ma a distanza di tanto tempo non è ancora stata fatta l’asta che permetterebbe di trovare un nuovo impresario disposto a comprare l’immobile e a ultimare i lavori.
In realtà gli abitanti del palazzo Utet hanno anche dovuto intraprendere una battaglia legale, assistiti dall’avvocato Stefano Commodo, perché venisse riconosciuto il diritto di proprietà sugli appartamenti e non finissero nel calderone dei creditori. «Noi avevamo firmato solo un contratto preliminare di vendita, non siamo mai riusciti a fare l’atto dal notaio – spiegano – Eppure molti di noi avevano versato la metà del valore, qualcuno anche di più». E proprio sul valore dell’edificio si sta giocando la partita al tribunale di Torino. In primo grado il giudice ha riconosciuto che, pur in assenza dell’atto notarile, gli inquilini debbano essere considerati a tutti gli effetti proprietari. E questo significa anche dover saldare quanto pattuito al momento della compravendita. Tuttavia l’immobile che è stato venduto loro ovviamente non corrisponde al condominio di lusso in cui immaginavano di trasferirsi, per cui ora è in piedi un ricorso per ridefinire al ribasso la cifra da corrispondere.

[articolo di Federica Cravero per «La Repubblica»]


Utet
Così era nel 2006.

Musica per il Magnifico

Heinrich Isaac (c1450-26 marzo 1517): Un dí lieto giamai, madrigale a 3 voci su testo di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico. Insieme vocale e strumentale L’homme armé.

     Un dí lieto giamai
non ebbi, Amor, da poi
che dalli lacci tuoi mi dislegai.
     Cagion della nimica
mia donna, a cui servia;
cosí convien ch’i’ dica
la sua discortesia.
Amore a tal follia
m’indusse, allor ch’i’ ruppi
i tuoi amorosi gruppi e ti lassai.
     Fanne tu, Amor, vendetta,
ché mio poter non cura;
anzi talor m’alletta
con gli occhi e m’assicura;
e poi mi strazia e giura
che te e me disprezza:
cotanto male avvezza, signor, l’hai.
     Ma, lasso, or del mio errore
m’avveggio e me ne pento,
ché sanza te, Amore,
assai piú doglia sento.
Allor qualche contento
sentiva a mezzo il lutto:
or quello è perso tutto, e vivo in guai.



Heinrich Isaac: Palle, palle, canzone a 3 voci. Versione strumentale eseguita dall’ensemble Piffaro; versione per organo (intavolatura pubblicata nel 1507) eseguita da Gabriele Giacomelli.


Heinrich Isaac: Quis dabit capiti meo aquam?, mottetto a 4 voci su testo di Agnolo Poliziano, in morte di Lorenzo il Magnifico (1492). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

Prima pars :
     Quis dabit capiti meo aquam?
     Quis oculis meis fontem lachrimarum dabit,
     ut nocte fleam, ut luce fleam?
     Sic turtur viduus solet,
     sic cygnus moriens solet,
     sic luscinia conqueri.
     Heu miser, o dolor!

Secunda pars, altus & tenor I:
     Laurus impetu fulminis
     illa iacet subito,
     laurus omnium celebris
     musarum choris,
     nympharum choris.
Secunda pars, bassus:
     Et requiescamus in pace.

Tertia pars :
     Sub cuius patula coma
     et Phebi lira blandius insonat
     et vox blandius insonat.
     Nunc muta omnia,
     nunc surda omnia.


Palle