Dalla prima all’ultima

Jacques Offenbach (1819-5 ottobre 1880): Die Rheinnixen, ouverture (1864). Wiener Philharmoniker, dir. Georges Prêtre.
Oltre alle operette per cui è famoso, Offenbach scrisse due opere «serie». La prima, Les Fées du Rhin, composta su libretto di Charles-Louis-Étienne Nuitter, Offenbach vivente fu rappresentata solo a Vienna nel 1864 con il titolo di Die Rheinnixen e libretto tradotto in tedesco da Alfred von Wolzogen; ma fu un allestimento poco fortunato: l’opera andò in scena in forma ridotta a causa di un’indisposizione del tenore Alois Ander, che vi avrebbe dovuto sostenere uno dei ruoli principali. La prima rappresentazione integrale, con il libretto originale francese, è del 2002.
Offenbach riutilizzò due brani delle Fées nella sua seconda e ultima opera, Les contes d’Hoffmann, rappresentata postuma nel 1881. Il più famoso dei due, lo «Chant des Elfes» citato anche nell’ouverture, diventò la barcarola («Belle nuit, ô nuit d’amour») cantata da Nicklausse e Giulietta all’inizio del IV atto, ambientato a Venezia.

Dopo il «Galop infernal» di Orphée aux enfers (ascoltatelo qui), questa barcarola è senz’altro la più celebre composizione di Offenbach. Qui è eseguita da Elīna Garanča e Anna Netrebko accompagnate dall’Orchestra filarmonica di Praga diretta da Emmanuel Villaume.

Belle nuit, ô nuit d’amour,
Souris à nos ivresses,
Nuit plus douce que le jour,
Ô belle nuit d’amour!
Le temps fuit et sans retour
Emporte nos tendresses
Loin de cet heureux séjour.
Le temps fuit sans retour.
Zéphyrs embrasés.
Versez-nous vos caresses.
Zéphyrs embrasés,
Donnez-nous vos baisers.


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18 pensieri su “Dalla prima all’ultima

  1. Ecco, Offenbach è conosciuto, credo soprattutto grazie al Concerto di Capodanno, ma è considerato un autore di musica classica leggera, al pari degli Strauss (Richard escluso) e degli altri autori ivi eseguiti, e lasciato più o meno rispettosamente in disparte dagli interpreti e – un po’ meno – dalle case discografiche. Un po’ come le raccolte di minuetti, contraddanze danze tedesche di autori più celebrati come Mozart, Haydn, Beethoven e Schubert: una sorta di discriminazione, insomma, basata sulle ambizioni di partenza di queste opere che non si pongono grandi problemi e cercano soprattutto, ma non sempre, di intrattenere l’ascoltatore.

    Non sono poche, infatti, le eccezioni a questa regola del genere musicale della danza. Mozart, nel KV 610, ha inserito una frase tristissima che lascia quasi sgomenti (a 0:53 del video seguente):

    • In realtà la musica di Offenbach è raramente eseguita durante i concerti di Capodanno: c’era una forte rivalità fra gli Strauss viennesi e il tedesco trapiantato a Parigi, come testimoniano alcune vignette satiriche dell’epoca – ne ricordo in particolare una che raffigura Offenbach e Johann Strauss figlio su due piatti di una grossa bilancia, il primo urla trionfante “Sono io il campione della musica leggera”, e in effetti si trova più in alto, ma solo perché alcuni nerboruti giovanotti lo tengono sollevato. Di questa rivalità si avvertono ancora oggi le conseguenze: al Concerto di Capodanno succede di ascoltare qualcosa di Offenbach solo grazie a direttori francesi, come appunto Prêtre.
      A me sembra però che l’ispirazione di Offenbach sia, almeno di quando in quando, più profonda di quella del suo collega viennese: mi capita di cogliere nella sua musica uno spessore del tutto estraneo alle frivolezze del Re del Walzer.

  2. Festeggeremo in modo bello, Claudio caro.
    Oh, tu lo sai che ricordo.

    Che incanto anche il video con quella sala splendida!

    A presto, Claudio.
    🙂
    gb

    • Metteremo le candeline sulla torta e balleremo il “Galop enfernal”.
      “Ce bal
      Est original,
      D’un galop infernal”
      Cancan 🙂
      Oh, Claudio, anche tu accennerai qualche passo e canteremo tutti insieme, sì sì.
      gb

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