Dall’Apocalisse


Luboš Fišer (30 settembre 1935-1999): Patnáct listů podle Dürerovy Apokalypsy (Quindici pagine dall’Apocalisse di Dürer, 1965). Státní filharmonie Brno, dir. Petr Altrichter.


I quattro cavalieri dell'Apocalisse (Dürer)

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Bella è la tua luce sulle frange del cielo


Coltivare una grande passione per l’antico Egitto è inevitabile se sei di Torino e ti piace la storia: come certo saprete, la mia città ospita un Museo egizio che dicono secondo solo a quello del Cairo. Recentemente rinnovato e ampliato, è una delle meraviglie per cui vale la pena di venire a visitare il capoluogo subalpino.

Oltre alla frequentazione del Museo, una cosa che contribuì, quand’ero ragazzo, a accrescere il mio interesse per l’Egitto dei faraoni è – sembrerà strano – un fumetto, la cui prima pubblicazione risale al 1950. Si tratta in verità di una straordinaria opera di fantasia, poggiata però su solide basi storiche, che ha come protagonisti il professor Mortimer e il capitano Blake, personaggi creati dal belga Edgar P. Jacobs: si intitola Le Mystère de la Grande Pyramide e racconta una storia davvero affascinante.

Le Mystère de la Grande Pyramide 1

Tutto s’inizia con il ritrovamento di un frammento di papiro contenente un brano della storia d’Egitto scritta in greco da Manetone (sec. III a.C.): vi si parla della Piramide di Cheope, all’interno della quale v’è una camera segreta contenente un tesoro e le spoglie mortali di uno dei più grandi personaggi dell’Antichità, il faraone «eretico» Akhenaton. Come mai si trovano nella Grande Piramide? E chi ve le ha portate? Il mistero non può non appassionare il professor Philip Mortimer, specialista in fisica nucleare con il pallino dell’archeologia, il quale non lascia nulla di intentato per risolvere l’enigma.
La vicenda è ricca di sorprese e di colpi di scena, ed è narrata con autentico amore da Jacobs, autore noto per la precisione quasi maniacale con cui curava anche i dettagli. Più che storie a fumetti, le sue creazioni potrebbero definirsi romanzi illustrati, poiché i testi vi hanno uno spazio e un rilievo cospicui. In gioventù Jacobs era stato anche un cantante lirico, un baritono: attribuiva alla sua profonda conoscenza dei più famosi e celebrati libretti d’opera la facilità con cui sapeva elaborare trame avvincenti e emozionanti.

Le Mystère de la Grande Pyramide 1

Tutto questo m’è tornato alla mente questa mattina, quando l’amica Poetella ha attirato la mia attenzione sopra un articolo che parla di sepolture celate all’interno di altre sepolture: si tratterebbe della tomba di Nefertiti, moglie di Akhenaton, che forse si trova dietro quella, famosissima, di Tutankhamon. Un po’ come quella di Akhenaton, occultata nella piramide di Cheope, insomma…

Il titolo del presente articolo è costituito dall’incipit dell’Inno a Aton, scritto dal grande faraone che tentò (invano) di imporre il monoteismo ai suoi sudditi.

Suite barocca


Jacques-Martin Hotteterre detto le Romain (29 settembre 1674-1763): Suite in do minore, n. 2 del Deuxième livre de pièces pour la flûte traversière et autres instruments avec la basse op. 5 (1715). Paul Dombrecht, oboe; Wieland Kuijken, viola da gamba; Robert Kohnen, clavicembalo.

1. Prélude
2. Allemande
3. Sarabande
4. Menuet I
5. Menuet II
6. Gavotte
7. Rondeau
8. Gigue

Il palazzo incantato

Florent Schmitt (28 settembre 1870-1958): le Palais hanté, studio sinfonico op. 49 (1904), da Edgar A. Poe. American Symphony Orchestra, dir. Leon Botstein.

THE HAUNTED PALACE

In the greenest of our valleys
  By good angels tenanted,
Once a fair and stately palace —
  Radiant palace — reared its head.
In the monarch Thought’s dominion,
  It stood there!
Never seraph spread a pinion
  Over fabric half so fair!

Banners yellow, glorious, golden,
  On its roof did float and flow
(This — all this — was in the olden
  Time long ago)
And every gentle air that dallied,
  In that sweet day,
Along the ramparts plumed and pallid,
  A wingèd odor went away.

Wanderers in that happy valley,
  Through two luminous windows, saw
Spirits moving musically
  To a lute’s well-tunèd law,
Round about a throne where, sitting,
  Porphyrogene!
In state his glory well befitting,
  The ruler of the realm was seen.

And all with pearl and ruby glowing
  Was the fair palace door,
Through which came flowing, flowing, flowing
  And sparkling evermore,
A troop of Echoes, whose sweet duty
  Was but to sing,
In voices of surpassing beauty,
  The wit and wisdom of their king.

But evil things, in robes of sorrow,
  Assailed the monarch’s high estate;
(Ah, let us mourn! — for never morrow
  Shall dawn upon him, desolate!)
And round about his home the glory
  That blushed and bloomed
Is but a dim-remembered story
  Of the old time entombed.

And travellers, now, within that valley,
  Through the red-litten windows see
Vast forms that move fantastically
  To a discordant melody;
While, like a ghastly rapid river,
  Through the pale door
A hideous throng rush out forever,
  And laugh — but smile no more.


Enciclopedie I

Il Tesoro, copertina

Prima tappa di un viaggio nostalgico-sentimentale nel mondo dei libri più importanti della mia vita: le enciclopedie.

Questa è la copertina della mia prima: mi capitò fra le mani più di mezzo secolo fa (ero un bambino), ma la pubblicazione risale agli anni intorno alla seconda guerra mondiale. Otto volumi di quasi ottocento pagine ciascuno, ricchissimi di cose interessanti, testi ben scritti, illustrazioni affascinanti, giochi divertenti. Ho avuto modo di consultare varie altre enciclopedie per ragazzi, ma nessuna può essere paragonata al Tesoro, per la ricchezza e la varietà del materiale proposto e per la cura con cui l’opera fu realizzata.
Non per caso ha conservato il proprio posto nella mia libreria, e non è solo con il rimpianto per la giovinezza ormai lontana che mi succede di sfogliarla ancora 🙂