Elegia II


Amilcare Ponchielli (31 agosto 1834-1886): Elegia. Orchestra filarmonica di Minsk, dir. Silvano Frontalini.

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Nel cor più non mi sento


Giovanni Paisiello (1740-1816): «Nel cor più non mi sento», duetto, dal II atto dell’opera L’amor contrastato, ossia La molinarella (libretto di Giuseppe Palomba, 1788; ripresa nel 1790 con il titolo La molinara). Renata Tebaldi, soprano.



Bonifazio Asioli (30 agosto 1769-1832): Sonata in sol maggiore per pianoforte op. 8 n. 1. Esegue Vladimir Plešakov.
I. Presto
II. Adagio [a 6:22]
III. Tema («Nel cor più non mi sento» di Paisiello), 10 variazioni e Epilogo [a 11:18]



Ludwig van Beethoven (1770-1827): 6 Variazioni per pianoforte su «Nel cor più non mi sento» WoO 70 (1795). Esegue Wilhelm Kempff.



Niccolò Paganini (1782-1840): Introduzione e variazioni sul tema «Nel cor più non mi sento» per violino solo (1821). Esegue Leonid Kogan.



Giovanni Bottesini (1821-1889): Variazioni su «Nel cor più non mi sento» per contrabbasso e pianoforte op. 23. Gabriele Ragghianti, contrabbasso; Pier Narciso Masi, pianoforte.


Il deserto

Félicien David (1810-29 agosto 1876): Le désert, ode-symphonie in 3 parti per voce recitante, tenore, coro maschile e orchestra, testo poetico di Auguste Colin (1844). Olivier Pascalin, recitante; Bruno Lazzaretti, tenore; Chor der St.-Hedwigs-Kathedrale Berlin; Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, dir. Guido Maria Guida.

Questa composizione è il frutto (maturato oltre dieci anni dopo) del viaggio in Egitto e in Medio Oriente compiuto da David nel 1833, all’epoca della sua adesione al sansimonismo. Il testo narra il percorso di una carovana attraverso il deserto del Sahara: affronta una tempesta di sabbia, fa sosta per la notte, riprende il cammino al levar del giorno rendendo omaggio a Allah. L’ode è articolata in 3 parti a loro volta suddivise in scene fra loro indipendenti:
PARTE I, L’entrée au désert. L’orchestra evoca l’immensità silente del deserto; si ode la preghiera di un coro di pellegrini che rende omaggio a Allah; dopo, in lontananza, si avverte il rumore della carovana (Marche de la caravane), dapprima sommesso, poi sempre più forte man mano che questa si avvicina. Si leva una forte tempesta di sabbia (Le simoun), amplificata dalla disperata supplica del coro che invoca Allah affinché abbia pietà dei credenti. Tornata la calma, la carovana può riprendere il cammino.
PARTE II, La nuit [a 22:26]. Il coro intona un cantico alla notte; seguono due brani strumentali, la Fantaisie arabe («air syrien») e la Danse des almées, che richiamano remote atmosfere orientali. Si celebra la vita libera del deserto in contrapposizione a quella civilizzata (La liberté au désert); l’episodio si conclude con una Rêverie du soir fondata sopra una melodia orientale udita da David al tempo del suo soggiorno in Egitto. Il silenzio, immobile, si distende nuovamente sul deserto.
PARTE III, Le lever du soleil [a 35:09]. Il sole si alza sul deserto e lo inonda di luce e di amore; solo il canto del muezzin (Chant du muezzin) increspa l’atmosfera immobile del Sahara. La carovana si rimette in cammino (Le départ de la caravane). L’ode si conclude con un omaggio corale a Allah.


Tre Concerti grossi di Willem de Fesch


Willem de Fesch (26 agosto 1687-1761): Tre Concerti grossi dall’op. III (Amsterdam 1718). Orchestre d’Auvergne, dir. Arie van Beek.

Concerto grosso n. 3 in mi maggiore per violino, archi e basso continuo
I. Allegro
II. Largo e cantabile [a 1:46]
III. Fuga [a 3:09]

Concerto grosso n. 4 in do maggiore per 2 oboi, fagotto, archi e basso continuo
I. Allegro [a 4:42]
II. Largo e cantabile [a 6:57]
III. Giga: Vivace [a 8:48]
IV. Menuetto [a 10:22]

Concerto n. 6 in la minore per violino, archi e basso continuo
I. Allegro [a 11:45]
II. Adagio [a 14:32]
III. Vivace [a 15:48]


L’età dell’inquietudine

Leonard Bernstein (25 agosto 1918-1990): Seconda Sinfonia, The Age of Anxiety , versione originale (1947-48). Lukas Foss, pianoforte; Philharmonic-Symphony Orchestra of New York diretta dall’autore.

Ispirata dall’omonima «egloga barocca» di Wystan Hugh Auden, ne segue strettamente lo svolgimento. Il pianoforte solista è, nella concezione dell’autore, «un protagonista quasi autobiografico, posto di fronte a uno specchio orchestrale in cui vede sé stesso, analiticamente, in un’ambientazione moderna».
Il lavoro è suddiviso in due parti, comprendenti ognuna tre sezioni che si susseguono senza stacchi:
PARTE I – A) The Prologue : in un bar della 3rd Avenue tre uomini e una giovane donna, tormentati dalla solitudine, cercano nell’alcool la liberazione dai propri problemi; B) The Seven Ages [a 2:27]: la vita dell’uomo è considerata da quattro punti di vista differenti («conversazione» in 4 variazioni senza tema comune, ognuna delle quali prende le mosse da un elemento di quella precedente); C) The Seven Stages [a 10:50]: viaggio interiore dei personaggi alla ricerca di un «luogo» confortevole e sicuro (7 variazioni).
PARTE II – A) The Dirge [a 16:42]: chiuso il bar, i quattro personaggi si recano a casa della donna; sul taxi, intonano un canto funebre per la perdita del Grande Padre («Colossal Dad»); B) The Masque [a 22:22]: stanchi, tormentati da sensi di colpa, i quattro bevono e ballano, in una finzione di divertimento (Scherzo per pianoforte e percussioni); C) The Epilogue [a 26:51]: i quattro si separano, soli come prima, e ognuno trova una riconciliazione con sé stesso nella fede, nell’affermazione di «qualcosa di puro» che può essere ovunque.