La più bella del mondo IV

Cervino creste

Cervino, pareti sud (a sinistra) e est (in ombra)
1. cresta sud-ovest o del Leone
2. cresta nord-est o dell’Hörnli
3. cresta sud-est o di Furggen

La via è un’altra (ma quale?)

Nel giugno del 1865 Whymper torna sulle Alpi, più che mai deciso a scalare il Cervino. Ha studiato con attenzione i tentativi falliti negli anni 1861-63, al fine di non ricadere in errori già commessi. Per prepararsi, in compagnia delle guide Michel Croz (di Chamonix), Christian Almer (di Grindelwald) e Franz Biner (di Zermatt) il 16 giugno sale in vetta al Grand Cornier – è una prima ascensione assoluta – e il giorno successivo scala la Dent Blanche. Scende poi a Zermatt e da lì, il 20 giugno, risale al colle del Teodulo, scalando durante il tragitto il Theodulhorn (o Corno del Teodulo), dalla cui sommità ha modo di studiare «una nuova via che ho scoperto per salire al Cervino»: si è infatti risolto a abbandonare la cresta sud-ovest, teatro di tutte le spedizioni precedenti, e a tentare una via nuova, che dovrà iniziare sulla parete sud per passare poi sul versante est. Insieme con le tre guide, Whymper scende quindi al Breuil, dove convince facilmente il portatore Luc Meynet, già suo compagno d’avventura nel 1862 e nel ’63, a prender parte all’impresa.
Luc Meynet, disegno di WhymperIl 21 giugno, di buon’ora, la comitiva inizia la marcia di avvicinamento al Cervino. I cinque si dirigono verso un canalone che fende la parte inferiore della parete sud, sulla destra, a partire dalla cresta sud-est. Prima di attaccare la parete, mentre fanno una breve sosta per rifocillarsi, un terribile fracasso li mette sul chi vive: alzano gli occhi al canalone sovrastante e, con sgomento e terrore crescenti, vedono enormi blocchi di roccia e pietre di ogni dimensione staccarsi dalla parete e precipitare a gran velocità su di loro. Presi dal panico, i cinque cercano disperatamente un riparo. La fortuna li assiste: nessuno si fa male. Ma di salire da quella parte ovviamente non è proprio il caso: il nuovo progetto di Whymper è irrimediabilmente fallito. L’inglese vorrebbe portarsi subito all’attacco della cresta nord-est e tentare la salita da quella parte, ma si alza un vento impetuoso e comincia a nevicare…

Whymper decide di lasciare momentaneamente il Cervino e si porta a Courmayeur. Il 24 giugno, insieme con Almer e Biner e sotto l’abile direzione di Croz, compie la prima ascensione delle Grandes Jorasses, giungendo sulla punta che da allora porta il suo nome. Il giorno seguente i quattro compiono la prima traversata del Col Dolent, scendendo il ripidissimo versante settentrionale: impresa, per l’epoca, davvero notevole. A Chamonix, Whymper deve congedare Croz, che aveva preso un impegno con un altro cliente. Il 29, con Almer e Biner, sale per la prima volta sulla sommità dell’Aiguille Verte passando per il canalone oggi a lui intitolato. Il 3 luglio il gruppo compie la prima traversata del colle di Talèfre e ridiscende a Courmayeur.
Whymper continua a pensare al Cervino: propone alle guide di tornare al Breuil, ma i due hanno maturato una profonda avversione per quella montagna. «Tutto quel che volete, caro signore,» dice Almer, «andrò dovunque vogliate, ma non sul Cervino».

Così, ancora una volta Whymper si trova solo con la propria ossessione.


Cervino dal Gornergrat
Il Cervino in inverno, visto dal Gornergrat


Una cordata eterogenea

Giunto a Valtournenche la sera del 7 luglio, Whymper si mette alla ricerca di Jean-Antoine Carrel, ma non lo trova: il Bersagliere è partito per il Cervino con tre amici. L’inglese confida però, a ragione, nel cattivo tempo: infatti il valdostano torna indietro. Whymper lo raggiunge e gli propone di accompagnarlo sul versante svizzero per tentare di salire la cresta nord-est; Carrel si dice propenso a accettare, ma vuole essere lasciato libero l’11 in quanto ha preso un impegno con «una famiglia distintissima».
Tuttavia il maltempo persiste fino a tutto il giorno 10. La mattina dell’11 – il Cervino è ancora completamente avvolto dalle nuvole – Whymper ha una spiacevole sorpresa: Carrel si è messo in marcia prima dell’alba e sta guidando una comitiva verso la montagna; l’obiettivo è la scalata della cresta sud-ovest. Avvilito, l’inglese si chiude nella propria stanza d’albergo per esaminare con calma la situazione. Alla fine si convince di avere ancora il tempo di recarsi a Zermatt e tentare l’ascensione seguendo la cresta dell’Hörnli.
Verso mezzogiorno giunge al Breuil una grossa comitiva, guidata da una giovane guida di Zermatt, Peter Taugwalder, e preceduta da uno scozzese «agile e vivace»: è lord Francis Douglas, ha diciotto anni e ha da poco compiuto la prima ascensione dell’Obergabelhorn per il versante nord. Da quella vetta ha potuto ammirare il Cervino e si è convinto che la scalata della cresta nord-est sia fattibile. L’intesa fra i due sportmen è immediata. Whymper cancella in un istante i piani elaborati con calma e ponderatezza e si lancia nell’avventura improvvisando.

L’indomani mattina, Whymper, Douglas, Taugwalder e un portatore scendono a Zermatt; durante il percorso sostano alla cappelletta dello Schwarzsee, dove lasciano una parte del pesante carico che si portano dietro, costituito da attrezzature e viveri per la spedizione. Appena giunti a Zermatt, i due britannici ingaggiano il padre di Taugwalder (anch’egli si chiama Peter). All’Hotel du Mont-Rose, Whymper incontra Michel Croz: il cliente che questi doveva incontrare a Chamonix si era ammalato e l’aveva lasciato libero; Croz aveva poi incontrato un altro alpinista inglese, il reverendo Charles Hudson, che l’aveva preso al proprio servizio per scalare il Cervino! Whymper e Douglas si consultano:

«Fummo d’accordo nel concludere che sarebbe stato poco simpatico vedere due spedizioni tentare nel medesimo tempo l’ascensione. Andammo perciò a invitare Hudson affinché si unisse a noi. Egli accettò di buon grado.»

Hudson, che ha 37 anni, è uno scalatore formidabile e un pioniere dell’alpinismo senza guide; ha un palmarès invidiabile di ascensioni nel gruppo del Monte Bianco, sul Rosa e nell’Oberland bernese. Aderisce dunque alla proposta di Whymper e Douglas, ma pone una condizione: ha portato con sé un giovane amico, anch’egli inglese, che si chiama Robert Hadow e «ha scalato il Monte Bianco in un tempo inferiore a quello impiegato dalla maggior parte degli alpinisti», e Hudson desidera che faccia parte della spedizione. Hadow è ammesso senz’altro esame.

E così, il giorno 13 luglio 1865, alle 5:30 del mattino parte da Zermatt una comitiva messa insieme all’ultimo momento; comprende quattro inglesi, due svizzeri e un francese, che si mettono in cammino senza un’adeguata preparazione, senza aver maturato una solida intesa, in qualche caso senza saper nulla gli uni degli altri.
Essi salgono allo Schwarzsee, dove recuperano il materiale lasciato da Whymper e Douglas il giorno prima, e poi proseguono verso l’attacco della cresta dell’Hörnli, dove pongono il campo e trascorrono la notte.


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Notte stellata

Alla Pàvlova (13 luglio 1952): Sinfonia n. 6, Vincent (2008); ispirata dal capolavoro di Vincent van Gogh Notte stellata (1889) e dedicata all’artista olandese. Orchestra sinfonica «Čajkovskij» di Mosca, dir. Patrick Baton.

I movimento
II movimento [a 13:55]
III movimento [a 26:18]
IV movimento [a 32:23]


Notte stellata


Da ricordare che anche il cantautore statunitense Don McLean nel 1971 prese spunto da questo dipinto per scrivere un brano, poi diventato molto famoso, sulla vita di van Gogh.