L’homme armé III

Bisogna dunque temere l’uomo armato.
Il testo di questa chanson si riferisce a una persona realmente esistita? Se sì, l’homme armé dovette necessariamente essere un ardito uomo d’arme, un valente condottiero, un guerriero audace e spregiudicato, ma anche duro e spietato, e perciò temuto dai nemici e probabilmente anche da chi gli stava al fianco.

A metà del Quattrocento, quando la chanson dell’homme armé fu concepita e si diffuse in terra borgognona, un uomo con simili “doti” visse veramente, e proprio in quella regione, della quale era il signore e padrone: mi riferisco a Carlo di Valois, all’epoca detto il Gran Duca d’Occidente e poi, in tempi recenti, soprannominato il Temerario. Egli in effetti trascorse gran parte della propria esistenza sui campi di battaglia, e combattendo infine morì, nei pressi di Nancy, il 5 gennaio 1477. Oltre che potente era incredibilmente ricco: i suoi avversari si gettarono come avvoltoi sulle sue spoglie, e del «bottino di Borgogna» si favoleggiò per secoli.

Rogier van der Weyden, Carlo di Borgogna

Ma torniamo a quando Carlo era vivo, temerario e temibile. Il 29 maggio 1453 – il futuro duca di Borgogna aveva all’epoca 19 anni – dopo quasi due mesi di assedio i turchi ottomani si erano impadroniti di Costantinopoli, mettendo fine al millenario impero bizantino. L’evento non mancò di suscitare la preoccupazione dei sovrani europei: e così, dopo molto tempo, si tornò a parlare di crociate.
Progettò di guidarne una anche il duca Filippo il Buono, padre di Carlo. Molteplici difficoltà (la pace con i Paesi confinanti, Francia e impero asburgico, era alquanto malferma, e frequenti le rivolte, fomentate in particolare dai re di Francia, nei territori del ducato) impedirono che la spedizione potesse essere organizzata. La situazione addirittura peggiorò quando a Filippo succedette il figlio.
Agli anni del regno di quest’ultimo (1467-1477), o a poco prima, risale un manoscritto musicale singolarissimo, oggi conservato nella Biblioteca nazionale di Napoli: contiene sei messe composte sulla base della chanson dell’homme armé : una raccolta davvero unica, perché non si conosce nessun altro codice medievale che sia interamente dedicato a un solo soggetto musicale.
Delle sei messe, le prime cinque sono a 4 voci: in ciascuna composizione viene utilizzata una e una sola frase della chanson, diversa da messa a messa. Nell’ultima, invece, le voci sono cinque: la melodia dell’homme armé è impiegata per intero e viene costantemente imitata fra due voci che procedono in antifonia, la conseguente alla 5a inferiore rispetto all’antecedente.
È pressoché certo che il manoscritto di Napoli provenga dalla corte di Borgogna; si è ipotizzato che fosse portatore di un messaggio politico-ideologico, mistico e guerresco insieme: l’uso della melodia dell’homme armé in queste composizioni liturgiche vorrebbe evocare la sconfitta dei turchi (e, più in generale, di tutti i nemici del duca) non solo sul piano militare ma anche su quello religioso.
Di questo prezioso manoscritto tornerò a occuparmi in un prossimo futuro. Ora ritengo utile aggiungere alcuni particolari al ritratto del Temerario.

Carlo fu dunque, nel senso più pieno del termine, un signore feudale: l’ultimo, in un Medioevo ormai al crepuscolo. Ma fu anche un uomo di vaste conoscenze e profonda cultura. Appassionato di storia, di poesia e di belle arti, si circondò di letterati, di artisti e soprattutto di musicisti sopraffini. Sappiamo che sceglieva personalmente e con estrema cura i membri della propria cappella musicale, e che amava cantare insieme con loro; forse si cimentò egli stesso nella composizione. Ecco una chanson, qui eseguita dall’ensemble Asteria, che in fonti dell’epoca è attribuita a un non meglio precisato «Dux Burgensis»: che si tratti appunto di Carlo il Temerario?


[Il video in questione non è più disponibile.]

Ma dame trop vous mesprenés
Quant vers moy ne vous gouvernés.
Aultrement qui l’oseroit dire?
Car oncque saint taut de martire
n’endura que vous me donés.

Segue, della medesima chanson, l’interpretazione esclusivamente strumentale dell’Ensemble Roger-Blanchard.

[Anche questo è oggi indisponibile.]


Rubens, Carlo di Borgogna (1618)


Le altre puntate:

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6 pensieri su “L’homme armé III

  1. E’ molto coinvolgente il tuo modo di raccontare, Claudio!
    🙂
    Scegli musiche molto belle. E ti dirò la mia preferita.
    Rinnoverò e amplierò questo piacere al più presto!
    (Sono troppo stanca ora.)
    Un abbraccio.
    A prestissimo!
    gb

    Mi piace

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