A Musicall Banquet – II

Guillaume Tessier (sec. XVI): In a grove most rich of shade, ayre su testo di Philip Sidney (c1581). Monika Mauch, soprano; Nigel North, liuto.
Personalità di spicco nell’Inghilterra elisabettiana, sir Philip Sidney (1554 – 1586) è noto quale autore di una raccolta di versi (108 sonetti e 11 canzoni) in stile petrarchesco, pubblicata postuma nel 1591 con il titolo Astrophel and Stella: vi si celebra l’amore del poeta per Penelope Devereux (1563-1607).
Sorella maggiore del più noto Robert, 2° conte di Essex e favorito di Elisabetta I, Penelope fu promessa in sposa a Sidney quando aveva 13 anni; per ragioni non del tutto chiarite, il progetto andò a monte e, all’inizio del 1581, Penelope sposò controvoglia Robert Rich, in seguito 1° conte di Warwick (1559-1619), dal quale ebbe sette figli. Nel 1695 divenne amante di Charles Blount, 8° barone Mountjoy (1563-1606), il quale le diede altri tre figli; ottenuto il divorzio nel 1605, alla fine di quell’anno Penelope sposò Blount.
In a grove most rich of shade è l’ottava canzone di Astrophel and Stella: il primo verso contiene un gioco di parole che allude al nome assunto dall’amata con il primo matrimonio. Il testo è adattato a una composizione che il francese Guillaume Tessier inserì nel suo Premier Livre d’Airs tant en François, Italien qu’Espaignol…, edito a Parigi nel 1582 con una dedica (in italiano) «alla Sereniss. e Sacratiss. Regina d’Inghilterra»; è probabile che Sidney conoscesse personalmente Tessier.
Il brano venne poi ripubblicato da Robert Dowland (1591 – 1641) nella raccolta A Musicall Banquet. Furnished with a varietie of delicious Ayres, Collected out of the best Authors in English, French, Spanish and Italian (Londra 1610), antologia dedicata a sir Robert Sidney, fratello di Philip e padrino del curatore.

In a grove most rich of shade
where birds wanton music made,
May, then young, his pied weeds showing,
new perfum’d with flow’rs fresh growing.

Astrophel with Stella sweet
did for mutual comfort meet
both within themselves oppressed,
but each in the other blessed.

Him great harms had taught much care,
Her fair neck a foul yoke bare;
But her sight his cares did banish,
In his sight her yoke did vanish.

Wept they had, alas the while,
But now tears themselves did smile,
While their eyes, by love directed,
Interchangeably reflected.

Sigh they did, but now betwixt
Sighs of woe were glad sighs mixt;
With arms crossed, yet testifying
Restless rest, and living dying.

Their ears hungry of each word
Which the dear tongue would afford;
But their tongues restrained from walking,
Till their hearts had ended talking.

But when their tongues could not speak,
Love itself did silence break:
Love did set his lips asunder,
Thus to speak in love and wonder.

Therewithal away she went,
Leaving him so passion, rent
With what she had done and spoken,
That therewith my song is broken.


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