La morte e la fanciulla I

Franz Schubert (1797-1828): Der Tod und das Mädchen, Lied op. 7 n. 3, D 531 (1817).
Testo di Matthias Claudius (1740-1815):

Das Mädchen :
 Vorüber, ach, vorüber!
 Geh, wilder Knochenmann!
 Ich bin noch jung, geh, Lieber!
 Und rühre mich nicht an.

Der Tod :
 Gib deine Hand, du schön und zart Gebild!
 Bin Freund und komme nicht zu strafen.
 Sei guten Muts! Ich bin nicht wild,
 Sollst sanft in meinen Armen schlafen!

La fanciulla :
 Via! ah! va’ via!
 Vattene, scheletro malvagio!
 Sono ancora giovane; vattene, caro mio!
 E non toccarmi.

La morte :
 Dammi la mano, bella e tenera creatura!
 Sono un amico, non vengo per punirti.
 Fatti coraggio! Non sono cattivo,
 dolcemente dormirai fra le mie braccia!


Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Gerald Moore, pianoforte.



Christa Ludwig, mezzosoprano; Gerald Moore, pianoforte. Registrazione del 1961.


Hans Baldung Grien, Der Tod und das Mädchen (1517)

Hans Baldung Grien, Der Tod und das Mädchen (1517)

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17 pensieri su “La morte e la fanciulla I

  1. Grande grande “Schubert” nei Leider!
    Io, forse, preferisco la versione cantata dalla bravissima Christa Ludwig che ha una voce più che bella con una grande estensione.
    Gerald Moore si dimostra eccellente coprotagonista sulla scena:-)

    Passa un buon fine settimana, Claudio!
    🙂 gb

    …e, per finire in bellezza, un disegno di Rubens ed un dipinto di Grien

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        • Sì, il finale è molto sconcertante.
          Si può ripensare a “Portiere di notte”, ma i due film puntano a “dimostrare” qualcosa di diverso, secondo me.
          Io me lo riguardo entrambi.
          gb

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          • Sì, non ho dubbi che Cavani e Polanski intendano dire cose diverse, ma nei due film sono raccontate storie analoghe, incentrate sul rapporto, spesso ambiguo, che si crea fra la vittima di una violenza e il suo aguzzino. E’ questo il motivo per cui li ho istintivamente accostati.

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            • Avevo sentito subito il motivo per cui tu avevi istintivamente accostato questi due film, Claudio.
              La “sindrome di Stoccolma” è un elemento molto forte nel film della Cavani che io ricordo meglio.
              Come ho scritto già prima, riguarderò con attenzione queste due opere di due registi molto interessanti.
              gb:)

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        • Si può, ma personalmente credo che il finale, che riprende quasi circolarmente la scena iniziale, potrebbe anche essere l’indizio di un processo tutto mentale della protagonista, che ha ricostruito, o ha creduto di ricostruire, grazie all’emergere di un ricordo angoscioso, suscitato dalla musica, una vicenda dolorosissima legata al suo passato. In questo senso, mi pare molto più polanskiano di quanto sembri. Dovrei rivederlo.Del film della Cavani ho ricordi sbiaditi.

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          • Rivediamo entrambi i film.
            Le sensazioni possono mutare nel tempo.
            E’ molto interessante questo scambio tra noi tre e altri che volessero partecipare in questo bel blog di Claudio.

            Buona serata.
            gb 🙂

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