Due corni e orchestra

Josef Fiala (1748-31 luglio 1816): Concerto in mi bemolle maggiore per 2 corni e orchestra. Ab Koster e Jan Schröder, corni; Deutsche Bachsolisten, dir. Helmut Winschermann.

I. Allegro assai
II. Adagio [a 7:52]
III. Rondò: Andante [a 13:30]

Fiala (accento tonico circumcirca sulla i) fu amico di Mozart, dal cui stile fu manifestamente influenzato.

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Le tombeau de Couperin


Maurice Ravel (1875-1937): Le tombeau de Couperin, suite per pianoforte (1914-17). Alexis Weissenberg, pianoforte.
Cent’anni fa, il 28 luglio 1914, con la dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria alla Serbia, ebbe inizio la prima guerra mondiale. Ciascun movimento della suite di Ravel è dedicato alla memoria di un amico caduto al fronte.

I. Prélude : Vif. Alla memoria del tenente Jacques Charlot († 3 marzo 1915)
II. Fugue : Allegro moderato [a 2:59]. Alla memoria del sottotenente Jean Cruppi
III. Forlane : Allegretto [a 5:25]. Alla memoria del tenente Gabriel Deluc († 15 settembre 1916)
IV. Rigaudon : Assez vif [a 10:33]. Alla memoria di Pierre e Pascal Gaudin († 12 novembre 1914)
V. Menuet : Allegrato moderato [a 13:45]. Alla memoria di Jean Dreyfus († fine 1916 o 1917)
VI. Toccata : Vif [a 18:20]. Alla memoria del capitano Joseph de Marliave († 1914)


VI. Toccata

Dir – In dir

Stefano Gervasoni (26 luglio 1962): Dir – In dir per sestetto vocale e sestetto d’archi (2004-2011); testi di Angelus Silesius (Johannes Scheffler, 1624-1677). Ensemble vocale Exaudi; ensemble strumentale L’Instant Donné; dir. James Weeks.

«Nel 2003 ho scritto In dir, per ensemble vocale a sei voci, un ciclo di undici brani con i testi del mistico del XVII secolo Angelus Silesius, poeta e pensatore, raccolti nei sei libri del Cherubinischer Wandersmann. La commissione di un sestetto per archi da parte di Harry Vogt mi ha dato l’idea di scrivere un commento a In dir che di questo pezzo utilizzasse lo stesso materiale musicale e si ponesse rispetto ad esso in rapporto di complementarietà. Di In dir, Dir conserva il numero delle voci e il loro materiale musicale, diventando così una specie di “sotto-testo”, un’esplicitazione in termini puramente musicali del particolare significato teologico o groviglio di nessi filosofico-religiosi dei distici di Silesius. A questo scopo il brano utilizza principi costruttivi direttamente derivati dai testi silesiani, sorta di madrigalismi di tipo evoluto con il testo in absentia. Se In dir è tensione del raggiungimento del divino o dell’essenza della verità in un altrove ignoto o dentro l’ignoto di noi stessi – tentativo che si attua attraverso la parola –, Dir è questo stato o luogo dove tale segreto, il mistero dell’essere, è conservato, e che la parola non sa dire. Per questo, nella mia intenzione i due sestetti dovrebbero costituire le due metà di un unicum, l’“uno” dell’antico mito platonico, l’essere androgino primordiale da Zeus diviso in due metà, ognuna delle quali perennemente sofferente della nostalgia della propria metà perduta e del continuo tentativo di ricongiungersi ad essa. Una complementarietà che si realizza attraverso l’alternanza, mai con la sovrapposizione. Il “Tu” divino, che la parola evoca, coincide nella sua essenza con la scoperta dell’“io” interiore”, ma l’uno e l’altro sono irraggiungibili. In dir e Dir sono complementari perché possono essere eseguiti di seguito (prima il sestetto vocale, poi il sestetto per archi) o alternati secondo l’ordine seguente, in cui i brani di Dir sono presentati in ordine inverso rispetto ai corrispettivi brani di In dir. Oppure potranno essere eseguiti separati, rimandandosi l’un l’altro a distanza.» (Stefano Gervasoni)


Stefano Gervasoni
Buon compleanno 🙂

Ogni core può sperar

Agostino Steffani (25 luglio 1654-1728): «Ogni core può sperar», aria per soprano (Tanaquil), dal “drama per musica” Servio Tullio (1686), atto II, scena 7ª. Cecilia Bartoli, soprano; I Barocchisti, dir. Diego Fasolis.

Ogni core può sperar,
solo il mio dee lagrimar.
La fortuna, ch’è tiranna,
mi condanna
a mai sempre sospirar.