Ciaccona di Paradiso e dell’Inferno

Anonimo (sec. XVII): Ciaccona di Paradiso e dell’Inferno (pubblicata in Canzonette spirituali e morali, Milano 1657). Philippe Jaroussky, controtenore; ensemble L’Arpeggiata, diretto da Christina Pluhar.

O che bel stare è stare in Paradiso
Dove si vive sempre in fest’e riso
Vedendosi di Dio svelato il viso
O che bel stare è star in Paradiso.

  Ohimè che orribil star qui nell’inferno
  Ove si vive in pianto e foco eterno
  Senza veder mai Dio in sempiterno
  Ahi, ahi, che orribil star giù nell’inferno.

Là non vi regna giel, vento, calore,
Che il tempo è temperato a tutte l’hore
Pioggia non v’è, tempesta, nè baleno,
Che il Ciel là sempre si vede sereno.

  Il fuoco e ‘l ghiaccio là, o che stupore
  Le brine, le tempeste, e il sommo ardore
  Stanno in un loco tute l’intemperie
  Si radunan laggiù, o che miserie.

Havrai insomma là quanto vorrai
E quanto non vorrai non haverai
E questo è quanto, o Musa, posso dire
Però fa pausa il canto e fin l’ardire.

  Quel ch’aborrisce qua, là tutto havrai
  Quel te diletta e piace mai havrai
  E pieno d’ogni male tu sarai
  Dispera tu d’uscirne mai, mai, mai!

O che bel stare è stare in Paradiso
Dove si vive sempre in fest’e riso
Vedendosi di Dio svelato il viso
O che bel stare è star in Paradiso.


Chiacona