Ciaccona & Aria


Tarquinio Merula (1595 – 1665): Ciaccona per 2 violini e continuo. Hespèrion XXI.



Merula: Aria sopra la Ciaccona. Montserrat Figueras, soprano; Hespèrion XXI; Jordi Savall, viola da gamba e direttore.

Su la cetra amorosa,
In dolce e lieto stile,
Io non pensavo mai di più cantar
Ch’anima tormentosa,
In suon funesto umile,
Dovea pianger mai e sempre sospirar.
Pur da nova cagion
Chiamato son d’Amor al canto e al suon.

Io, ch’amante infelice
Ceneri fredde a pena
Dal rogo riportai l’infaust’amor,
Sento che più non lice,
Con roca e stanca lena,
Narrar le fiamme antiche e’l vecchio ardor.
Hora che novo sol
M’accende, e vuol ch’io di lui canti sol.

Questa lacera spoglia
D’un cor trafitto ed arso,
Miserabile avanzo dei martir,
Invece che l’accoglia
Povero avello e scarso,
Amor tiranno anche pur vuol ferir.
Eccomi fatto egual
Scuopo al suo stral dispietato e mortal.

Io non intesi mai
Che si tragga di tomba
Nemico estinto, a farli guerra più,
È pur amor omai
Sona guerriera tromba,
Pur contro chi d’amor già morto fu.
Ecco a battaglia me
Rappella, ahimè, d’amor, d’onor, di fé.

Ei potea pur lasciarmi
Sepolt’infra i cipressi,
O nel sasso d’Elisa, algente e dur.
E con più gloria, l’armi
Volger contro quei stessi
Cori ch’al regno suo rubelli fur.
E in pace me lasciar,
Dopo il penar, mort’almen riposar.

Pur se di nuovo vuoi,
Ch’io porti il cor piagato,
Di tue quadrella, o dispietato arcier,
S’ancor da’ lacci tuoi
Mi vuoi pres’e legato,
E vuoi ch’avampi del tuo fuoco, o fier.
Deh, meco almen fa’ sì,
Ch’arda così colei che mi ferì.

E se tu vuoi ch’io canti
Nove fiamme, altri ardori
E divina beltà, scesa dal ciel,
Fa’ sì ch’anch’io mi vanti,
D’esser, tra casti allori,
Degno di non morir sempre di gel.
Ch’i più canori augei
Io emulerei, sì dolce canterei.


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