Messa glagolitica

Leoš Janáček: Glagolská mše / Mša glagolskaja (1926).

Perché l’hai composta?
Piove: i diluvi di Luhačovice!
Dalla finestra guardi verso la faccia aggrottata del monte Komona.
Nuvole si accumulano, il temporale le trascina, si separano. […]
Si sta facendo sempre più buio. Guardi già le tenebre, e i fulmini fendono il cielo.
[…]
Nient’altro che il grido di gioia «Gloria, gloria!»
Ciò che tu abbozzi non è altro che l’eterno motivo del peccatore disperato nelle parole «Signore, abbi pietà…»
Nient’altro che il dolore lacerante nel tema «Per noi fu torturato, crocifisso e sepolto».
Nient’altro che la fermezza della fede e del giuramento nel tema «Credo».
E la fine di ogni entusiasmo e di ogni emozione nell’«Amen, amen».
La grandezza della santità nel «Santo, santo» e «Agnello di Dio».
Senza l’oscurità delle celle medievali nelle melodie,
senza l’eco delle usuali linee imitative,
senza l’eco delle intricate fughe bachiane,
senza l’eco del pathos beethoveniano,
senza la piacevolezza di Haydn.
[…]
Questa notte, o luna, tu illumini dall’alto del cielo piccoli pezzi di carta zeppi di note — domani il sole li cercherà con curiosità.
Da principio le mie dita erano gelate, poi attraverso la finestra aperta giunse un soffio di aria tiepida. Il profumo delle umide foreste di Luhačovice era incenso. La smisurata grandezza della montagna e l’immensità del cielo creavano una cattedrale nella profondità della bruma; là risuonavano le campanelle di un gregge.
Sento nel tenore solista il celebrante,
nel soprano una fanciulla — un angelo,
e nel coro il nostro popolo.
Candele, alti abeti nella foresta, accesi dalle stelle.

Brno, 23 novembre 1927

Leoš Janáček (3 luglio 1854 – 12 agosto 1928) a proposito della Messa glagolitica


2 pensieri su “Messa glagolitica

  1. Io, qui, sono senza parole!
    Ho ascoltato altre volte questa musica e sempre sono rimasta così… senza parole.
    Cerco, ogni volta, di fermare, sulla carta, ciò che più mi colpisce, ma la volta dopo ci sono altri passaggi…
    Riascolterò tutto anche domani e molte altre volte e, sempre, tenterò di fermare ciò che più mi incanta…

    Grazie, Claudio.
    Io amo tantissimo questa Glagolská Mše.
    Le parole scritte da Leoš Janáček sono poesia!
    Grazie ancora.
    Ti sorrido
    gb

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